Le storie belle di Aboubakar, Diomande, Moussa e Mohamed. L’integrazione socio-lavorativa di giovani migranti

Accogliere e integrare attraverso il lavoro è la missione comune che da due anni condividono Ial Marche e Anolf Marche per la realizzazione di percorsi formativi, servizi e laboratori di accompagnamento e orientamento. Accanto alle azioni di accompagnamento linguistico e cultura civica di Anolf, Ial ha messo a disposizione il personale che si occupa della divisione Servizi al lavoro e ha implementato tre laboratori di orientamento al lavoro e ai servizi del territorio e altrettanti corsi teorici-pratici durata a cui hanno aderito circa 50 ragazzi, alcuni dei quali sono stati accompagnati in un percorso individualizzato di orientamento e ricerca attiva del lavoro. Complessivamente sono stati realizzati poco meno di 50 tirocini nei settori della ristorazione, della manifattura e manutenzione del verde, il 56% attraverso avvisi finanziati da Anpal Servizi (ex Italia Lavoro) e i rimanenti con risorse di Anolf (40%) e altri canali (4%). Al termine dei tirocini, della durata media di 5 mesi, il 30% dei ragazzi coinvolti ha avuto una prosecuzione con lo stesso datore di lavoro o un contratto di lavoro. Queste azioni , realizzate in favore di migranti, richiedenti e/o titolari di protezione internazionale, sono state al centro della tavola rotonda “Una bella storia“ Percorsi di integrazione socio-lavorativa di giovani migranti, che si è svolta stamattina alla Loggia dei Mercanti di Ancona: un momento di riflessione, confronto e testimonianza dell’attività di accoglienza ed integrazione di giovani migranti nella nostra regione, promosso e organizzato da Cisl Marche, Ial Marche e Anolf, con la collaborazione dell’Anci Marche, del Progetto Sprar e del Comune di Ancona. I lavori, moderati dalla giornalista Linda Cittadini e introdotti da Neli Isaj, responsabile Anolf Marche, si sono aperti con la proiezione del corto “Una bella storia” dell’antropologo e documentarista Giorgio Cingolani che ha raccolto le testimonianze di integrazione nel mondo del lavoro e nella società marchigiana di quattro giovani migranti: Aboubakar, del Burkina Faso, Diomande e Moussa  della Costa d’Avorio e Mohamed  della Somalia.

Alla tavola rotonda sul valore e l’opportunità dei percorsi di integrazione socio-lavorativa di giovani migranti, sono intervenuti Emma Capogrossi, Presidente della Commissione Immigrazione ANCI Marche, Loretta Bravi, Assessore al Lavoro – Regione Marche, Giovanni Santarelli, Dirigente Politiche Sociali e Sport – Regione Marche, Rodolfo Giorgetti, Responsabile Direzione transizione delle fasce vulnerabili ANPAL SERVIZI, Stefano Mastrovincenzo, Amministratore Unico IAL Nazionale, Mohamed Saady, Presidente Anolf Nazionale, e Sauro Rossi, Segretario generale Cisl Marche. «Nella nostra regione il lavoro rappresenta per tutti il principale fattore di integrazione, perciò anche per i migranti – dichiara Sauro Rossi, Segretario generale Cisl Marche -. Sperimentare nuove forme di collaborazione tra istituzioni, imprese, mondo del volontariato, agenzia di formazione e del lavoro rappresenta la sfida principale per qualificare gli inserimenti lavorativi. Su questo c’è la necessità di aumentare energie e risorse, soprattutto di origine europea». «Integrazione e formazione sono due temi che si tengono insieme e che vanno affrontati seguendo la strada della sussidiarietà verticale e orizzontale, della collaborazione a tutti i livelli tra istituzioni e realtà sociali – aggiunge Stefano Mastrovincenzo, Amministratore Unico di Ial Nazionale – per progetti personalizzati da sostenere con risorse gestite con competenza e trasparenza». «Quasi due terzi dei lavoratori migranti in Italia non vengono valorizzati per quelle che sono le loro competenze – conclude Mohamed Saady, Presidente Anolf Nazionale -. Siamo impegnati a mettere in atto progetti efficaci di accoglienza per far sì che questa ricchezza sia presa nella giusta considerazione, individuando e proponendo politiche mirate a far uscire queste persone da una condizione di invisibilità e per riconoscere il loro far parte integrante della nostra società».

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