Venerdì 4 maggio a Fano il dottor Zaccari interviene sulla privatizzazione dei servizi sanitari

Venerdi 4 maggio ore 18 presso la sede dell’Anpi Fano in Via De Cuppis 2 si terrà l’incontro pubblico dal titolo “DIRITTO ALLA SALUTE E PRIVATIZAZIONE DEI SERVIZI SANITARI”. Sarà presente il dott. Carlo Zaccari già diregente medico ospedale di Urbino. Conduce l’incontro Fernanda Marotti vice-presidente Anpi Fano. L’evento rientra nella rassegna “Una mattina mi son svegliato” edizione 2018.

Anpi Fano sezione "Leda Antinori" 

Il dottor Zaccari è già stato ospite della nostra rivista… Uno stralcio della sua intervista di novembre 2017

Proseguiamo il percorso di approfondimento sulla delicata situazione della riforma sanitaria con il dottor Carlo Zaccari, medico ospedaliero da qualche mese in pensione (ha lavorato al nosocomio di Urbino), che al riguardo si esprime senza mezzi termini: “Dobbiamo innanzitutto evidenziare che il governo regionale sta mettendo in atto una vergognosa e spudorata manovra di riassetto della sanità. La discussione avvenuta sui giornali, incentrata principalmente sulla localizzazione del futuribile ospedale unico, è stata volutamente fuorviante e ha funzionato solo come arma di distrazione di massa”. Cosa si vorrebbe fare e cosa è avvenuto finora? “Si vorrebbe costruire un nuovo ospedale, evitando un fattibile piano di integrazione tra l’attuale struttura fanese e quella pesarese. Così facendo si lascia Fano, la terza città delle Marche che in estate grazie al flusso turistico ha un incremento di popolazione, senza una struttura ospedaliera. Sono stati già chiusi gli ospedali di Fossombrone, Cagli e Sassocorvaro, che servivano per tutto  l’entroterra e fungevano da filtro agli ospedali maggiori di Fano, Pesaro e Urbino. In compenso si vorrebbe aprire a Fano (nell’attuale Santa Croce?) una clinica privata con 100 posti letto, proprio quelli ridotti dalla chiusura dei tre ospedali. I tagli dei posti letto pubblici e poi dati al  privato bastano da soli a squalificare l’intera operazione del riordino ed  evidenziano chiaramente la volontà di privatizzare il sistema sanitario”.

E’ vero che i piccoli ospedali non sono più funzionali? “Assolutamente no, per esempio il vicino ospedale di Rimini è supportato dagli ospedali di Riccione, Santarcangelo, Cattolica e Novafeltria, posti a pochi chilometri di distanza, e tutto funziona con un lodevole coordinamento  in maniera egregia. La situazione demografica e la pressione turistica del nostro e del loro territorio sono simili, ma la risposta è differente: è facile intuire quale sia più vicina ai bisogni della popolazione. Provate a immaginare lo scenario del pronto soccorso dell’ospedale unico, quando già oggi Pesaro e Fano non riescono a dare un servizio soddisfacente e non certo  per colpa degli operatori sanitari. Oppure vogliamo pensare dove andrà la popolazione dell’entroterra, con un’alta percentuale di anziani, soggetti a frequenti ricoveri per il riacutizzarsi di patologie croniche? Non credo che i ricoveri effettuati fino a ieri nei tre ex ospedali siano stati impropri e come può l’ospedale di Urbino, nell’attuale e futura situazione, soddisfare adeguatamente queste richieste?”. Sarebbe servita una migliore programmazione? “Con certezza si può dire che non c’è stata una programmazione volta a garantire il diritto alla salute verso i bisogni dei territori, ma solo l’imposizione di una sanità sostenibile con le risorse che il governo regionale ha deciso di mettere a disposizione, senza minimamente pensare al taglio degli sprechi legati alla corruzione esplicantesi in appalti, acquisti, canoni d’affitto eccetera… Dal piano sanitario del governo regionale emerge che oltre alla richiesta sanitaria ospedaliera vi è anche quella specialistica ambulatoriale, l’assistenza territoriale residenziale e semiresidenziale assieme alla riabilitazione. Purtroppo anche in questi  servizi si assiste alla sostituzione del sistema pubblico con il privato convenzionato. Mentre con visione completamente diversa si fece negli anni ’80, il riordino delle strutture di Urbania, Sant’Angelo in Vado e Mondavio, convertendole tutte in RSA pubbliche”.

 

 

 

 

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