Dottor Tonelli: “Pediatri, una specie in estinzione…”

Il medico fanese inquadra un problema a medio termine… “C’è assenza di programmazione”

Focalizziamo questo nuovo approfondimento sull’attuazione della riforma sanitaria incontrando il pediatra Gabriele Tonelli che in merito a quanto succederà nel suo campo d’azione argomenta… “Il servizio sanitario nazionale ha previsto che a fianco del medico di famiglia operi la figura del pediatra di base convenzionato per i bambini da 0 a 14 anni. Questo sistema si è dimostrato protettivo specialmente in condizioni economiche precarie, perché l’accesso alle cure è gratuito per tutti. Non  a caso dopo l’istituzione di questo servizio è diminuita la mortalità infantile, che in Italia è la più bassa al modo ed è scesa dal 6 al 3 per mille negli ultimi vent’anni. Inoltre si è registrato un calo di ricoveri ospedalieri e dalle indagini demoscopiche risulta l’alto gradimento del pediatra da parte  delle famiglie”. Ma questo sistema sarà costoso per sistema?  “Assolutamente no, perché allo Stato costa solo lo 0,2-0,3 % del Fondo Sanitario Nazionale. Va inoltre  precisato che solo il 50% dei paesi europei ha l’assistenza per i bimbi sotto i due anni e questa percentuale si riduce notevolmente per quelli sopra i sette anni.  L’Italia è uno dei pochi paesi al mondo in cui esiste questo sistema di cure primarie ed è un vanto per tutta la pediatria di base, che è stata definita da più parti il fiore all’occhiello del servizio sanitario”. Ma c’è un problema… “E’ la carenza dei pediatri. Per uniformarsi ai paesi europei, da qualche anno le Università hanno ridotto le scuole di specializzazione senza tener conto che in Italia l’assistenza  pediatrica di base deve essere garantita per legge e pertanto il nostro fabbisogno di pediatri è più elevato. A soffrire non sarà solo la pediatria territoriale, ma anche quella ospedaliera perché già oggi è difficoltoso a ricoprire posti vacanti. In Italia operano 13.000 pediatri di cui 7.000 sono di base ed  entro il 2020  ne andranno in pensione 4.000 e la tendenza  continuerà negli anni a venire. Nei prossimi anni a causa della carenza dei pediatri almeno il 15% dei bambini perderà l’assistenza pediatrica.  Se ci caliamo nella nostra realtà fanese dove nei prossimi 4-5 anni più della  metà dei pediatri andrà  in pensione,  neanche il triste fenomeno della bassa natalità compenserà questa carenza”. Allora sarà il medico di base a sostituire il pediatra? “Anche i medici di famiglia sono in condizioni disagiate, perché entro 5 anni andranno in pensione circa 45.000 dottori e si stima che anche il loro ricambio sarà insufficiente. Tutto questo denota un’assenza di programmazione sanitaria”. Quali soluzioni allora?  “L’opinione pubblica e le istituzioni mediche hanno già lanciato l’appello ad aumentare i posti di specializzazione, ma le istituzioni sonnecchiano. I tempi sono stretti, perché per formare un pediatra sono necessari cinque anni dopo la laurea. Si va verso un inevitabile ridimensionamento dell’assistenza pediatrica territoriale, in cui è l’entro terra ad essere più penalizzato oppure sarà necessario ricorrere a medici provenienti da altri paesi. Nel frattempo i reparti ospedalieri già in deficit di personale, dovranno far fronte ad un crescente numero di accessi alle cure ed il rischio è quello del collasso del sistema”.