Galimberti a Urbino vince La Mimosaccia d’Oro!

“Smettiamo di indossare i pantaloni per essere come gli uomini  perché siamo diverse. Essere donne è una risorsa e non dobbiamo farci intimorire dalla prepotenza, perché la vera forza è altro”, dichiara Raffaella Vittoria, consigliere con la delega per le Pari opportunità del Comune di Urbino, alla conferenza stampa di presentazione degli eventi organizzati dalla città per il giorno della festa della donna.”
A riconferma di come il femminile (non diciamo il femminismo) italiano sia preda di ogni tipo di manipolazione, ideologica, culturale, istituzionale e non, oggetto del desiderio di ogni conferenziere e conferenziera, abbiamo assistito anche quest’anno a interpretazioni di ogni tipo in quello che pare sia diventata non più una Giornata per i diritti delle donne ma un festival o mese della donna. Se infatti molte amministrazioni comunali hanno scelto anche e più quest’anno la collaborazione con molte associazioni  e la sinergia con gli istituti scolastici e le realtà istituzionali per mettere assieme un calendario di iniziative della più varia tipologia, quasi tutte di carattere meramente culturale e/o dedicata al contrasto della violenza, dobbiamo segnalare, per il primo premio Mimosaccia d’oro, l’iniziativa patrocinata dal Comune di Urbino, presentata con l’invito a “calare le brache” della consigliere locale alle pari opportunità.
Umberto Galimberti, reclamizzato con una gigantografia della sua barba, ci ha infatti spiegato cosa è (per lui e quindi per tutti) IL FEMMINILE, posizionandosi ai primi posti, assieme a tanti altri minori filosofi piacioni, o a santoni della psiche, nel vendere con abilità al pubblico “femminile” i loro prodotti.
Viviamo in un mondo dove la maggior parte dei prodotti culturali sono scritti da uomini, dove la maggior parte dell’arte e dello sport è per uomini o praticata da uomini, dove la “Grande storia” di Rai3 ci viene proposta continuamente con Hitler e Mussolini (scusate lo spot), dove la politica è uninominalmente maschile tranne rare eccezioni spesso vituperate (vedi gli insulti a Boldrini) se si pretende autorevolezza, solo acclamate se mimano interessi maschili per la squadra del cuore.
Per questo propongo di far notare alla consigliera urbinate che noi donne i pantaloni li portiamo come ci pare e non certo per mimare i maschi, semmai sono i maschi che li hanno copiati da noi (è noto che la prima raffigurazione ctonia di divinità matriarcale portava i fuseaux, cit. Gimbutas) e di promulgare da quest’anno l’istituzione del premio La Mimosaccia d’Oro per dare sollievo a noi donne che, partendo da noi stesse, sostenendoci a vicenda, continuiamo a ricercare il valore delle visioni femministe al di là degli stereotipi, dei teatrini M/F, dell’ideologia, delle dolci Giornate e delle Dis-pari opportunità.