Fernanda Marotti, sanità: “La corda si è spezzata”

Il segnale dai cittadini è arrivato forte e chiaro. Troppe le mancate risposte in molti settori, prime fra tutte quelle sulla equità di accesso alle cure: liste d’attesa, mobilità passiva e necessità di ricorrere al privato sono ormai un’emergenza sotto gli occhi di tutti. Nel lungo percorso che ha portato la sanità pubblica alle attuali condizioni è difficile ricordare un anno peggiore del 2017, sia per l’indifferenza di chi non ha mai ascoltato le richieste di sindaci, cittadini e addetti ai lavori, sia per la quantità di decisioni che andavano sempre nella direzione opposta.
Ecco un breve promemoria (solo sul 2017) per chi si chiede come mai, a furia di tirare, la corda si è spezzata:
  • 1° gennaio entra ufficialmente in vigore la cosiddetta riforma sanitaria regionale decisa nel 2013 e confermata nel 2016 (che per la nostra provincia già svantaggiata, pur non esistendo nessuna norma nazionale ad imporlo, dispone l’insostenibile perdita di 99 posti letto per acuti pubblici e degli ospedali di Cagli, Fossombrone e Sassocorvaro compresi i loro Punti di primo intervento, e il depotenziamento dell’ospedale di Pergola)
  • 17 gennaio: viene depositato in Regione un secondo progetto di project financing per il cosiddetto ospedale “unico”, ma questa volta a Muraglia (oggi, dopo oltre un anno, non abbiamo notizie neppure della valutazione di fattibilità da parte della Regione attesa entro il termine perentorio di 3 mesi dalla ricezione della proposta)
  • 9 e 11 febbraio la Regione conferma ufficialmente le notizie sulla privatizzazione di servizi sanitari a Cagli e a Fano
  • 17 febbraio la Regione annuncia la nuova privatizzazione di servizi sanitari ed ospedalieri nell’ex ospedale di Sassocorvaro
  • 10 aprile: la Regione formalizza la sua decisione di realizzare l’ospedale provinciale a Muraglia, una delle aree peggiori in assoluto insieme a Fosso Sejore
  • 6 giugno: la Giunta regionale propone una legge sulle sperimentazioni gestionali anche se non incluse nella programmazione regionale, aperte a privati o a società miste pubblico-privato, simili a quella che si è recentemente conclusa a Sassocorvaro, che potranno avere la disponibilità dei beni mobili e immobili di proprietà pubblica ma potranno anche essere trasformate più agevolmente in gestione ordinaria.
  • 11 settembre: ad Urbino, durante l’assemblea dei sindaci, emerge la protesta corale di amministratori, associazioni, medici e sindacati, mai cosi articolata, contro la cosiddetta riforma sanitaria che un’ampia parte della comunità ha già aspramente contestato fin dal 2012.
  • 20 dicembre: la Regione annuncia pubblicamente la firma della convenzione con il privato di 10 nuovi posti letto di lungodegenza a Cagli che poi tanto nuovi non sono . Questa decisione, contestata dalla comunità, a mio parere resterà nella memoria di questi territori a dimostrare un doppio fallimento: quello di una “riforma” che si è dimostrata sbagliata fin dall’inizio, e ora è costretta a restituire quello che aveva tolto, e quello di una politica che preferisce utilizzare i soldi pubblici per far fare al privato convenzionato quello che dovrebbe fare il pubblico.
  • 9 gennaio 2018: la Commissione regionale sanità riavvia l’iter della proposta di legge 145 sulle sperimentazioni gestionali aperte a privati o a società miste pubblico-privato.
Fernanda Marotti Forum Beni Comuni