Girelli: “L’esecuzione della Petite Messe Solennelle concorre a sottolineare la esatta identità artistica di Rossini”

Nel contesto delle celebrazioni rossiniane l’esecuzione della Petite Messe Solennelle è momento di particolare rilievo perché concorre a sottolineare la esatta  identità  artistica  di Gioachino Rossini, circoscritta  per troppo tempo a compositore di opere buffe  e raffinato gastronomo, prima che la “riscoperta “ di tante sue opere e la loro esecuzione ne affermasse la reale natura. Peraltro lo stesso poeta Mario Luzi,  inaugurando anni addietro  un anno accademico del Conservatorio Rossini,  evidenziò la spiritualità, tutt’altro che buffa, del grande compositore pesarese. E pochi ricordano che lo stesso Rossini nel suo testamento dispose  che “a perpetuità a Parigi”  fossero istituiti due premi di tremila franchi ciascuno “per essere  distribuiti annualmente  uno all’autore  di una una composizione di musica religiosa… l’altro all’autore delle parole  sulle quali deve applicarsi la musica… osservando le leggi della morale”.  E se così non fosse  Giuseppe Mazzini non avrebbe potuto scrivere: “Rossini è un titano. Titano di potenza e d’audacia. Rossini è il Napoleone di un’epoca musicale. Rossini, a chi ben guarda, ha compìto nella musica ciò che il romanticismo ha compìto nella letteratura. …Per lui la musica è salva. Per lui, parliamo oggi d’iniziativa musicale europea” (G. MAZZINI, Filosofia della Musica, in “L’Italiano”, Parigi 1836).  Né è trascurabile  che questa “Petite Messe”  veda  il ritorno  sul palco, quale artista esecutore  –  prestigiosa tradizione che l’impegno dirigenziale  per le pastoie burocratiche ha ostacolato –  di un direttore del Conservatorio Rossini: il maestro Ludovico Bramanti. Il precedente risale a venticinque anni fa,  nel 1993  con il maestro Marvulli.

Giorgio Girelli, presidente del Conservatorio Rossini
 e componente del Comitato Scientifico per le Celebrazioni Rossiniane
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