Giornata della Memoria a Cagli. Le vite salvate, le gesta della famiglia Alessandri “Giusti tra le Nazioni”…

Charlotte

Come ricordare anche a Cagli “La Giornata della Memoria?” Impossibile dimenticare gli atti di altruismo vissuti da alcuni cagliesi e anche da religiosi che proprio in questi giorni del lontano 1944 salvarono con il loro eroismo alcune famiglie ebree che sicuramente sarebbero state deportate nei campi di sterminio nazisti. Le loro storie rimarranno ricordate per sempre. Ma iniziando un breve racconto per primo citiamo quanto ha raccontato giorni fa ai suoi paesani Paolo Faraoni di Secchiano in una nota storica che prende l’avvio dal titolo di un libro scritto da Elizabeth Bettina amica della signora Charlotte Fullembaum che assieme a sua madre e suo padre capitò a Secchiano in un giorno di settembre del 1943.

Famiglia polacca di origine ebrea, che dopo varie traversie, scappata dalle persecuzioni naziste in Germania, arrivarono in Italia e infine a  Secchiano dove furono accolti dalla famiglia di Virgilio Virgili; dopo un primo periodo i Virgili li avevano nascosti nella scuola elementare e poi aiutati  da tutti gli abitanti del paese. Inutile dire quali e quanti furono i rischi che si potevano correre ad aiutare degli ebrei, ma i principi di solidarietà furono più forti di ogni paura permettendo così di mettere in salvo una disperata famiglia. Passata la guerra, i Fullembaum dall’America a San Francisco dove erano stati accolti come rifugiati, chiesero una testimonianza scritta che giustificasse il loro stato. Una lunga testimonianza fu così inviata in diverse pagine dattiloscritte dal maestro del paese Artemio Palazzetti, giovane militare che dopo l’8 settembre tornò nella sua Secchiano e si unì ai partigiani nella zona interna appenninica di Morena, nel Buranese tra Marche ed Umbria, dove c’era la brigata di Samuele Panichi. La testimonianza scritta da Artemio Palazzetti, è anche ricca di aneddoti e citazioni di persone che si prodigarono con grande rischio per la salvezza dei Fullembaum e poi furono determinanti anche per portare alla conoscenza delle autorità  israeliane i nomi della famiglia che li salvò: Daria Virgili, Virgilio Virgili e le figlie Gianna (in Carnali) e Mercedes (in Faraoni) i cui nomi sono incisi dal 1992 al museo della Shoah di Gerusalemme (Yad Vashem). Sono circa 500 gli italiani riconosciuti “Giusti tra le Nazioni”, ovvero persone che, a rischio della propria vita, non hanno esitato a proteggere gli ebrei dalle persecuzioni razziali durante la Seconda Guerra Mondiale. A Cagli anche altri cittadini della famiglia Alessandri furono riconosciuti “Giusti tra le Nazioni” e i loro nomi ugualmente iscritti nel museo della Shoah di Gerusalemme.

Spartaco Alessandri

Spartaco e Mimma, ovvero il nonno e la bisnonna dell’attuale sindaco Alberto Alessandri. Riuscirono a salvare alcune donne di due famiglie ebree con la complicità delle suore del convento delle Domenicane  di San Nicolò, rigidamente di clausura nel centro storico di Cagli. Dopo averle ospitate nella loro casa, essendo gli Alessandri una famiglia composta da vari fratelli che lottarono contro il nazifascismo anche con la perdita di un loro congiunto, Imbriano, figlio e fratello di Mimma e Spartaco, caduto nell’assalto alla caserma dei carabinieri in una azione partigiana. Ebbene Mimma e i figli Spartaco, Benedetto, Giuffrida, il nipote Elvio che appena dodicenne si unì ai partigiani e prendendo parte a vari conflitti a fuoco come a Vilano di Cantiano. Altri membri degli Alessandri non si tirarono indietro nel nascondere e poi di notte trasferire i rifugiati nel convento. Le donne ebree vi rimasero per alcuni mesi aiutate dall’esterno anche da altri cagliesi che portavano viveri come Filippo Aguzzi che poi rimase legato con profonda amicizia a una di queste famiglie che proveniva da Senigallia.

Mimma Alessandri

Anche le suore rischiarono molto per essersi prestate a mettere a disposizione un nascondiglio nella trecentesca Torre di Porta Massara da poco restaurata. Le milizie nazifasciste ebbero dei sospetti ma la priora del convento di fronte ad una imminente ispezione all’interno del convento usò un curioso strattagemma con l’aiuto dell’allora Vescovo Raffaele Campelli per impedire l’intrusione di soldati.  Con il risultato che avrebbero probabilmente scoperto le donne rinchiuse nella torre e anche tutte le oltre trenta suore finite in uno spiacevole e drammatico evento.

Una di queste donne ebree dopo essere stata liberata dichiarò che se i tedeschi che avevano circondato il convento mentre la priora stava convincendoli con il suo strattagemma a desistere, avessero scoperto il loro nascondiglio si sarebbe suicidata gettandosi dalla sommità della torre per evitare la deportazione. I religiosi cagliesi, insieme al Vescovo Campelli, si distinsero oltre a salvare le famiglie ebree anche in altre azioni di altruismo e uno di questi, Don Luigi Zucchetti allora parroco di Frontone salvò dalla persecuzione tedesca vari frontonesi e poi guidò nella notte del 21 agosto 1944 i militari della San Marco fino alle porte di Cagli per indicare loro la strada più sicura al riparo dalla controffensiva tedesca. Il giorno dopo alle 10, 20 la pattuglia della San Marco entrò in Cagli liberando la città dai tedeschi in fuga. Non riuscirono a salvare il parroco di Secchiano, Don Giuseppe Celli che fu deportato nel campo di sterminio di Matahausen da dove non fece più ritorno. Quindi storie di cagliesi che in questi rigidi giorni d’inverno del 1944 iniziarono a distinguersi con valorosi atti di coraggio e nella giornata della Shoah sono anche tutti insieme da ricordare e ci scusiamo se ne abbiamo dimenticati alcuni, per aver salvato non solo ebrei con il loro altruismo e grandi rischi per la loro incolumità.

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