Dottor Del Gaiso sul biotestamento: “E’ la politica ad essere il malato terminale”

Il dott. Giovanni Del Gaiso, consigliere dell’Ordine dei medici, commenta la legge sul biotestamento, all’indomani della sua approvazione. Sottolinea che non rappresenta l’opinione dell’Ordine, in quanto sui temi della bioetica ci sono visioni diverse tra i medici, non tutte condivisbili sul piano personale, ma tutte rispettabili. D’altra parte ciò che accomuna tutti i medici è il codice deontologico. L‘intervento nasce perché frutto di un lunga esperienza internazionale di 9 anni nella delegazione medica europea, nella commissione di Etica e Deontologia, settore Bioetica e, ultimamente, presente al congresso “Dichiaro oggi per domani”, tenuto a Terni il 12 giugno 2009, per discutere il precedente disegno di  legge dell’on. Calabrò sulle dichiarazioni anticipate di trattamento, allora bocciato, per virtuosismi politici

Sarebbe bastato dare credito agli articoli  35, 36, 37, 38, 39, del codice deontologico per giungere con facilità, senza errori ad una legge che, al contrario, per venire alla luce, come ha fatto notare un illustre professore universitario di Urbino, ha avuto bisogno “di compromessi, per giunta al ribasso” tra forze politiche, pur di licenziarla prima della fine della legislatura, pasticciata e incompleta, tanto che il ministro Lorenzin, all’indomani stesso, si è affrettata a dichiarare che si sarebbe adoperata per colmare le lacune, riferite soprattutto all’obiezione di coscienza dei medici  insito nel principio di uguaglianza tra medico e paziente, sancito dall’Alleanza Terapeutica tra i due soggetti. L’autodeterminazione del paziente di scegliere o rifiutare un trattamento è un diritto del paziente che deve rispettare però la libertà del medico. Questa legge ignora questo principio e mi meraviglio che il ministro voglia correre ai ripari solo dopo l’approvazione della legge. Non poteva intervenire prima? Temeva forse che la legge si sarebbe arenata? O che non sarebbero andate in porto le nuove alleanze?

Analizzando la legge, si fa un gran parlare di consenso informato, come se non fosse mai esistito. Ricordo che da tanti anni il codice deontologico prevede con  dovizia di particolari gli obblighi del medico verso il paziente. Si insiste poi sulla parola accanimento terapeutico (forse perché fa effetto!) Ricordo però al sen. De Biase, relatrice della legge, che dimentica o non sa, che tale parola era insita nel vecchio art. 15 del codice deontologico, abolito da almeno 10 anni, in quanto “accanirsi” non è nella natura e nella mission del medico, ma nell’istinto del cane, da cui deriva la parola. Confrontando la  legge attuale con il disegno di legge Calabrò, non vedo sostanziali differenze da essere bocciato otto anni fa, tranne per una levata di scudi  del Parlamento, contro la Corte di Cassazione (difesa anche dalla Corte Costituzionale) che  espresse la possibilità di sospendere  nutrizione e idratazione del paziente, considerate terapie di sostegno e non accanimento terapeutico; Camera e Senato fecero ricorso alla Corte Costituzionale per usurpazione della funzione legislativa, ma non ottennero soddisfazione. Ci sono altri esempi di compromessi e di ostruzionismo politico, a scapito di proposte giuste e di buon senso. Ricordo, tra l’altro, che ci fu un ministro, sempre di area cattolica, che per interesse partitico, uscì dall’Aula, facendo mancare il numero legale per l’approvazione di una legge che, da cattolico, avrebbe dovuto difendere. Ricordo come adesso i suoi  scimmieschi salti di gioia isterici… simile alla foto  comparsa sui quotidiani, dove mi sarei aspettato non crisi di isterismo generale politico, ma un ossequioso silenzio, nel rispetto della sofferenza e della solitudine del morente. A Terni venne invitato il ministro Flick, ex presidente della Corte Costituzionale, che tenne una lectio veramente magistralis, di alto valore sociale, giuridico, morale oltre che sanitario. Tre sono le parole indimenticabili da tutti i 103 presidenti di Ordine presenti, bilanciamento, concretezza, umiltà. In un ambito come questo, dove è difficile definire in modo assoluto i confini del permesso con il vietato, o del lecito con l’illecito, bisogna dare al giudice gli strumenti giusti di un “diritto mite” e non una mannaia in mano. Bilanciamento pertanto dei valori tra diritti del cittadino pari ai diritti del medico. La concretezza nasce dal non trasformare i pietosi casi umani in emblemi di guerre di principi o di religioni. L’umiltà, nel rispetto degli art 3, 32 della Costituzione, significa collocare la dignità umana  non solo in una concezione cattolica ma anche in una visione laica, qual è la nostra Repubblica. Queste tre parole che sono tre macigni di altissimo valore, sono state disattese dall’attuale legge e ci crea forti preoccupazioni.

Dottor Giovanni Del Gaiso
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