Drudi: “Ripresa ancora lenta, cura shock per dare lavoro”

Gli anni più bui della crisi sono ormai alle spalle, sia a Fano sia nel resto della provincia, ma i segnali di ripresa sono ancora timidi e lenti, tanto che il presidente camerale Alberto Drudi invoca interventi decisivi “contro crescita bassa e disoccupazione”, ora a un tasso “inaccettabile”. Il dato relativo alle persone senza lavoro è salito al 12.5 per cento nel 2016 (era 11.6 nel 2015), mentre la percentuale regionale si è fermata al 10.6, pur essendo aumentata dal 9.9 dell’anno precedente. L’aliquota nazionale è scesa a 11.7 punti. “Ancora oggi – argomenta il presidente Drudi – non possiamo parlare di ripresa stabile e con valori significativi. La nostra provincia, più di ogni altra nelle Marche, ha bisogno di una cura shock per invertire la rotta, soprattutto per dare ai giovani reali e stabili speranze di occupazione”.

Un rapido quadro della struttura economica locale. Nei primi nove mesi del 2017 si sono iscritte al Registro delle Imprese 1.573 nuove attività (erano 1.685 nello stesso periodo del 2016), mentre 1.640 risultano cessate (contro 1.578). Saldo negativo, dunque, di 67 unità. Il saldo gennaio-settembre 2016 era stato invece positivo di 107 unità. Considerando però solo il terzo trimestre 2017, il rapporto tra nuove imprese e chiusure è stato positivo: +42. A fine settembre le imprese registrate alla Camera di commercio erano 40.871; in termini relativi il tasso di crescita è pari allo 0.10 per cento, contro lo 0.22 della media regionale e lo 0.30 nazionale. Quanto all’analisi dei settori, nel periodo luglio-settembre risulta una crescita di 10 imprese agricole (5.566 in totale) e di 3 nel settore del mobile (1.184). Prosegue invece la tendenza negativa nelle costruzioni, che perdono altre 20 aziende (5.729 il totale), mentre il commercio registra un’inversione di tendenza rispetto agli ultimi trimestri (-29 unità e stock a 9.215). Positivi i settori del terziario: +12 per alloggi e ristorazione (2.998), +8 per trasporto e magazzinaggio (1.233) e per attività immobiliari (2.584). Tiene l’industria e perde l’artigianato un po’ in tutti i settori. Crescono le società di capitali, in totale 10.093 (+73). “Un segnale positivo – conclude Drudi. – Significa che la nostra struttura imprenditoriale continua a rafforzarsi”. “La ripresa delle grandi economie mondiali – interviene il vice presidente Amerigo Varotti – porta più soldi in tasca alle persone, che possono viaggiare più e meglio. Tutto si traduce, anche per noi, in un’esplosione nel settore dei servizi, a cominciare da turismo e cultura”.