Urbino teatro Sanzio, arte e musica a confronto: Sgarbi incontra Mogol

Quando due titani del sapere e del saper fare s’incontrano, la qualità si sposa con la piacevolezza dell’ascolto

Il famoso critico d’arte Vittorio Sgarbi, reduce da un convegno a Recanati su Arte e poesia, è stato protagonista insieme al notissimo autore di musica leggera Mogol di un interessante confronto tra arte e musica sul palcoscenico del teatro Sanzio di Urbino. Sgarbi ha esordito annunciando l’apertura di una prossima mostra sul barocco a Urbino, Fano e Fossombrone nel 2018, la programmazione delle celebrazioni leopardiane nel 2019 e quelle di Raffaello nel 2020.

Poi ha presentato una serie di quadri attinenti alla musica, che è stata nei secoli maestra ed ispiratrice. Raffaello, Tiziano, Savoldo e tanti altri pittori hanno inserito strumenti musicali nei loro dipinti e il critico d’arte ne ha spiegato le motivazioni e gli obiettivi. La ricchezza di particolari che un occhio comune non avrebbe evidenziato, la capacità d’analisi, la padronanza di linguaggio specifico, il calore dell’esposizione, la fluidità d’eloquio del noto critico d’arte catturano l’attenzione del pubblico e danno la dimensione della competenza di Sgarbi, che sta dedicando molto tempo alla valorizzazione culturale delle Marche. Lui può farlo, perché, oltre a sapere e a saper fare, è ascoltato dalle autorità, senza le quali non si fa alcun passo. La sua preparazione va comunque oltre la sua materia, la sua capacità di analisi va oltre la comune visione delle cose e con l’acume che gli è proprio Sgarbi ha colto l’occasione per fare una disamina del livello culturale delle masse, impoverito dalla superficialità dei prodotti mediatici. Tema concordato anche da Mogol e da chi scrive.

Di tutte le immagini proiettate una in bianco e nero è rimasta fissa come sfondo: Mogol e Battisti a cavallo durante il loro viaggio a cavallo nella natura del paesaggio italiano da Milano a Roma dal 21 giugno al 26 luglio 1970.

E su quell’immagine è entrato Mogol che ha fatto un piacevolissimo escursus della canzone italiana dal dopoguerra ad oggi. Ha spiegato che il pop nasce dalla romanza d’opera, la romanza staccata dal contesto operistico si avvicinava alla vita diventando canzone, infatti le prime canzoni popolari, assolutamente melodiche e per lo più napoletane, erano cantate dai tenori. Caruso, Gigli, Corelli, più tardi Pavarotti hanno portato la canzone italiana nel mondo. Poi è stata la volta dei cantanti di musica leggera con voce tenorile, tipo Claudio Villa, Luciano Tajoli, Giorgio Consolini. E ancor oggi alcuni giovani cantanti, seppur con differenti peculiarità vocali, infiammano le platee soprattutto straniere con le melodie di un tempo. È il caso di “O sole mio” di Capurro, Di Capua, Mazzucchi, che non è ancora di pubblico dominio, perché Mazzucchi è morto nel 1972.

Verso la fine degli anni 60 erano ancora in vita poeti come Montale e Ungaretti, ma il loro ermetismo era di difficile comprensione alla massa, così i cantautori rimpiazzano i poeti di un tempo, escono dalla tradizione melodica e traghettano la musica leggera italiana verso la modernità e la molteplicità dei linguaggi musicali e attraverso la musica trasmettono la poesia della parola. Mogol, autore di testi, ha avuto la fortuna di cominciare presto il suo lavoro e di coltivare il suo talento. Come Puck nel Sogno di una notte di mezza estate di Shakespeare, Mogol ci ha cosparso col filtro magico delle sue canzoni, accompagnando e colorando la nostra gioventù. Artisticamente ha avuto un lungo e fruttuoso sodalizio con Lucio Battisti che componeva la musica e cantava, ma tutti i cantanti di allora, proprio tutti, hanno usufruito dei testi di Mogol, che ha scritto per Caterina Caselli, i Dik Dik, Equipe 84, Fausto Leali, The Rokes, Bobby Solo, Little Tony, Mango, Cocciante, i New Trolls, Gianni Bella, Celentano, Gigi D’Alessio, Anna Tatangelo, Mina, Dallara, Dino, Patty Pravo, Tony Renis, Arigliano, Reitano, Dorelli, Tenco, Zero, Dalla, Morandi. Insomma TUTTI. La prima canzone è stata “Briciole di baci” cantata da Mina, la seconda “Al di là” ha vinto il Festival di San Remo nel 1961 interpretata da Luciano Tajoli e Betty Curtis, e da lì migliaia di titoli si sono succeduti, dei quali 160 di successo. Tutto il mondo ha ascoltato e cantato le sue canzoni e anche il pubblico del teatro Sanzio ha dato la sua voce alle melodie che il pianista Giuseppe Barbera ha suonato nell’ultima parte della serata. Cantare in coro quelle melodie immortali ci ha fatto rivivere le emozioni di un tempo. Mogol ci ha parlato del C.E.T., una scuola che ha fondato per la formazione di nuovi professionisti della musica pop, di docenti appunto per l’insegnamento della musica pop nei conservatori, al fine di frenare il fai da te della musica e di risollevare il livello delle masse, finite troppo in basso. Direzione artistica di Sauro Moretti. Sostegno del Comune di Urbino.

a cura di Giosetta Guerra