Legambiente Urbino: “Dietro i cinghiali affari e speculazioni a danno degli agricoltori?”

Negli ultimi trent’anni il paesaggio agrario del Montefeltro è fortemente cambiato e la superficie di bosco spontaneo quadruplicata a causa del progressivo abbandono dei terreni agricoli più impervi e per la mancanza di cura delle aree marginali. In questa nuova realtà territoriale, sempre più povera di prede cacciabili,nei primi anni novanta gli amministratori  locali, su spinta delle potenti associazioni venatorie, hanno introdotto cinghiali provenienti dall’est europeo, animali dotati di grande rusticità, fertilità e capacità di adattamento.

La ritrovata selvaggina ha così rilanciato l’interesse per la caccia con nuove modalità:  attualmente la pratica venatoria o viene praticata in braccata, con gruppi di cacciatori organizzati in squadre a cui viene assegnato un territorio delimitato, oppure attraverso battute che coinvolgono anche più di cinquanta cacciatori . In entrambi i casi le prede non mancano mai, anzi, (ma) ora stranamente succede che più si va a caccia e più gli animali aumentano. Sono infatti i cacciatori stessi a tutelare la preda, talvolta nutrendo le scrofe, o astenendosi durante i potenziali periodi di prolificità, o non adottando  metodi alternativi di contenimento della specie. Nei primi anni del duemila la situazione peggiora progressivamente e tende a degenerare, i danni all’agricoltura crescono così come aumentano gli incidenti stradali provocati dai cinghiali. Oggi la popolazione stimata di questi ungulati nella provincia di Pesaro Urbino è tra i seimila e gli ottomila capi. La maggior parte degli agricoltori invoca provvedimenti, ma nessuno risponde: la Provincia che, insieme agli ATC(ambiti territoriali di caccia), è preposta al controllo e ai risarcimenti,non risarcisce i già sottostimati danni  per carenza di fondi. Molte voci di protesta si levano in tutta la regione Marche, come nel resto d’Italia,dove spesso le cose non vanno meglio. Ma i responsabili non rispondono. A fronte di un silenzio assordante i sindacati agricoli informano il Prefetto, che rimpalla il problema al governo regionale e questo ai sindaci dell’entroterra. La situazione è insostenibile, molte aziende agricole subiscono perdite ingenti. Alcuni chiudono i battenti,altri continuano a sperare che si predisponga un piano di gestione. Occorre mettere mano in maniera complessiva a questo problema,attivando subito un tavolo di concertazione degli interventi, che preveda il ricorso a recinti di cattura e che attivi pratiche di sperimentazione sul controllo con metodi alternativi e che regolamenti la caccia. Ci chiediamo se siano stati predisposti chiusini a favore degli agricoltori, quali e quanti siano i progetti di abbattimento programmati e chi controlla la presenza di allevamenti abusivi,  la commercializzazione della carne che ammonta a centinaia di migliaia di euro, e che spesso sfugge sia ai controlli veterinari, con rischi per i consumatori,  che a quelli fiscali, con danni per tutti i contribuenti. Noi crediamo che si debba tornare a ragionare sullo sviluppo del territorio e che la presenza di agricoltori vada tutelata perché costituisce la spina dorsale della sua gestione complessiva. Si potrebbe fare di più per tutelare il paesaggio e favorire comportamenti virtuosi, attivando misure già in atto in altre parti d’Europa, finalizzate ad accrescere la cura delle aree marginali,dei boschi, a migliorare la gestione delle acque, a creare posti di lavoro e ad accrescere le potenzialità turistiche del nostro entroterra.

Legambiente Urbino