Quando la riabilitazione é una vera odissea

Aveva prenotato il servizio di riabilitazione nell’ospedale di Cagli prima di sottoporsi ad intervento chirurgico ad un’anca a Morciano di Romagna. Convinto che tutto fosse a posto, il paziente si è ritrovato con l’intervento perfettamente riuscito ma senza più riabilitazione a seguito di una comunicazione che non ha specificato le motivazioni ostative dopo la precedente accettazione. A quel punto non rimaneva che poter ricorrere a Sassocorvaro oppure a Pergola. Impresa di non poco conto per via della situazione del convalescente e per i chilometri da percorrere. Altra alternativa: chiedere di essere medicato dall’ortopedico che una volta a settimana presta servizio nell’ospedale di Fossombrone. Anche in questo caso un altro rifiuto. Per fortuna un infermiere esperto nel settore ha supplito alla nuova disavventura. La storia si è conclusa con un servizio di riabilitazione a domicilio. Ottenuto per via informale e non certo, a quanto ha raccontato lo stesso paziente, per diretto interessamento del sistema sanitario pubblico. La peripezia si è conclusa in modo più che accettabile nonostante tutto. Anche se poteva andare meglio se ci si riferisce ai tempi d’intervento e alla necessità. La domanda che viene posta direttamente dai familiari è scontata: <<Davvero tutto normale quello che è accaduto? Si è trattato di un caso singolo? Il paziente o chi per lui ha commesso qualche errore di cui non si è reso conto? O piuttosto, tra mille distinguo, rassicurazioni, precisazioni e polemiche, la sanità sul territorio continua solo a fare acqua da una parte sì e dall’altra pure? Ci sarà qualche delucidazione sulla vicenda da parte di chi ha il compito di gestire i servizi?>>. In attesa di leggere eventuali precisazioni chiarificatrici sempre in tema di sanità territoriale, in una nota Saverio Bossi portavoce del Comitato Provinciale a difesa degli ospedali pubblici si chiede <<dopo aver letto gli interventi del consigliere regionale Traversini cosa significa che l’ospedale di Cagli resta pubblico se all’interno i servizi sono gestiti dal privato. Il privato, essendo un’azienda a profitto, detterà le sue leggi. Noi come Comitato per il ripristino degli ospedali chiusi prendiamo le distanze da questo tipo di sanità ritenendo che solo un sistema sanitario pubblico possa essere veramente mutualistico e assistenziale uguale per tutti>>.  E ancora: <<Traversini dice che ci saranno a Cagli dieci posti di lungodegenza, posti che, è stato sempre sottolineato, non possono esistere in un ospedale di comunità. Se così stanno le cose Fossombrone deve rivendicare i “suoi” venti posti di lungodegenza a lungo promessi, anche per iscritto, e mai concessi>>. Per un verso o per l’altro la questione sanità è sempre nell’occhio del ciclone senza capire se una soluzione definitiva sarà mai possibile.