Villa Fastiggi, lettera dal carcere: “Grazie al rugby e a coach Beppe De Rosa mi sento utile e vivo anche dietro le sbarre!”

“EXTRA: il Rugby per rieducare” è il nome progetto che, dal febbraio 2016, propone attività motoria e conoscenza della “palla ovale” ai detenuti della Casa Circondariale Pesaro – Villa Fastiggi
Perché iniziare a giocare a rugby? Per noia o curiosità… ma per rispondere è necessario che descriva la mia situazione, accompagnando il lettore nella spiegazione di cosa significhi fare in carcere una scelta, anche se “banale”. Porto da anni il mio viso appiccicato alla testa e la mia ombra ai piedi, ma ancora non riesco a capire quale delle due pesi di più.
Qualche volta, provo l’impulso irrefrenabile di staccarle e appenderle a un chiodo, restando lì, seduto a terra come un burattino al quale una mano pietosa ha tagliato i fili. A quel punto le cose sono due: o ti chiudi, cercando di lasciare le cose alle spalle, oppure ti fermi e le affronti; qualunque cosa tu scelga, ti cambia e tu hai solo la possibilità di decidere se in bene o in male. Se li affronti, la cosa ti può fare a pezzi, ma dopo hai tutto il tempo e la forza per metterli insieme; se scappi…  sarai in frantumi e, nello stesso tempo, il rimorso farà di te un uomo a pezzi per tutto il tempo che ti resta. E, credetemi, quando scrivo che quei pezzi saranno ogni giorno più piccoli. Il rugby mi fa sentire utile, sì ripeto utile, mi fa sentire vivo, mi fa andare avanti; oddio, all’inizio non lo credevo, visto che non sapevo nulla di questo sport, ma le cose che mi hanno colpito subito sono state il gruppo multietnico di partecipanti e soprattutto il coach, “Beppe” De Rosa.
È una persona vera e con i coglioni, che ha un tipo di colla magica, capace di unire e amalgamare (cosa non facile) un gruppo composto da uomini che provengono da realtà brutali; riesce a trasformare le tre ore trascorse insieme… come posso dire… in “un respiro” e, per me, in una “evasione legale” da questo posto assurdo. A lui devo molto e, anche se mi vergogno ad ammetterlo, a livello umano ne ho conosciuti pochi come lui; certo, non è solo “rose e fiori”… è “insaziabile”, come dimostra la sua stazza, perché pretende il massimo da ognuno di noi. Mi piace perché crede in noi, in questo gruppo di persone che incontra ogni sabato; lo ammiro, tira fuori il mio lato competitivo, ma allo stesso tempo la lealtà verso i miei compagni. Così, poco a poco, sono riuscito ad integrarmi completamente e ogni volta dò il massimo di me, cercando sempre di superare il mio limite. Cosa c’è di più bello? Quando dai il massimo e ti ritrovi ogni volta sfiancato; a fine allenamento, non finisci subito dietro le sbarre, ma hai la possibilità di avere un dialogo con lui e con i compagni, durante il “Terzo Tempo”. Il coach, sarà “avido”, “ingordo” e “senza fondo” (scherzo), ma è capace di una visione più ampia e profonda per tutti noi, dal primo all’ultimo arrivato. Ecco, caro lettore, metti di fronte una persona delusa da sé stessa e dalla società e qualcuno che gli porga amichevolmente la mano per rialzarsi…
Ecco come mi sento, utile e vivo anche dietro le sbarre!
Grazie, R.K.