Sanità, Ricci (Cgil): “Entroterra e Fano in sofferenza. Tagli, zero in programmazione e il privato avanza”

Servizio tratto dal numero di ottobre del nostro periodico Flaminia & Dintorni a cura di Dino Sabatini

Prendendo lo spunto dall’ultima assemblea di Area Vasta, col segretario provinciale Cgil di Pesaro Simona Ricci mettiamo sotto la lente il servizio sanitario in provincia. Cosa è emerso dall’incontro? “Abbiamo consegnato ai sindaci un documento unitario con le nostre analisi e ribadito le richieste per difendere e potenziare la sanità pubblica. Inoltre abbiamo sottolineato come lo smantellamento dei servizi stia avvenendo in assenza totale di programmazione, senza un piano sanitario, senza un atto aziendale dell’Asur e senza nessun confronto con il sindacato e le comunità locali. Non credo che sia un caso che all’assemblea nessun sindaco del centrosinistra, che sono i primi responsabili sanitari del loro territorio, sia intervenuto! Ciò è sorprendente di fronte alla situazione in cui versa il servizio sanitario nel territorio provinciale!”. Esattamente cosa? “La nostra provincia sta pagando un caro prezzo nei tagli dei servizi. Sono stati chiusi gli ospedali dell’entroterra trasformandoli in ospedali di comunità senza  potenziare quelli di Pesaro, Fano e Urbino. Stiamo pagando un altissimo prezzo nell’aumento esponenziale dei costi e dei disagi che i cittadini sopportano con la mobilità passiva, soprattutto in Emilia Romagna. L’attuale sistema sanitario è peggiorato oltre misura con il taglio dei cento posti letto per acuti, con le lunghe lista di attesa per visite e interventi chirurgici e con la perdita di tanti bravi specialisti che scelgono di andare in altri nosocomi. Ad oggi non è stato fatto nessun potenziamento promesso  all’ospedale di Urbino, ma piuttosto mancano all’appello già di per se insufficienti, numerosi posti letto rispetto a quelli dichiarati negli atti amministrativi. Non parliamo poi dei disagi dovuti agli spostamenti necessari per accedere alle strutture dell’entroterra e a quelli tra Fano e Pesaro. Insostenibile la situazione per medicina e lungodegenza”. Ma l’entroterra ha anche l’ospedale di Pergola? “Anche qui non si capisce perché la struttura di Pergola venga sottoutilizzata e vengono continuamente tagliate risorse, mentre potrebbe essere un punto di riferimento per tutta la Valcesano”. Ha parlato anche delle urgenze. “Con la chiusura delle strutture interne, sono stati chiusi i Ppi (Punti di primo intervento) per lasciar posto ai Pat (Punti ambulatori territoriali). In queste strutture nulla è chiaro, neppure ai professionisti che ci lavorano. Anche il sistema dell’emergenza urgenza è sottodimensionato in organici e in mezzi a disposizione”. Ma in quelle zone c’è l’ospedale di Fano? “In attesa di comprendere quale sia il futuro di Marche Nord per la costruzione del nuovo ospedale, su cui abbiamo già espresso unitariamente tutte le nostre preoccupazioni su sito, risorse e caratteristiche della struttura, abbiamo assistito al depotenziamento dell’ospedale di Fano. Abbiamo chiesto un potenziamento di letti nella medicina d’urgenza, perché gli accessi al pronto soccorso fanese sono inevitabilmente aumentati e sono in costante sofferenza, nonostante il poco personale lavori con efficacia ed efficienza. Noi vogliamo una sanità gestita dallo Stato in cui il privato sia solo complementare al servizio pubblico. Invece oggi il privato sta prendendo gli spazi e servizi abbandonati dal sistema pubblico. E’ inaccettabile. Poi l’annuncio della nascita di una clinica privata a Fano con 200 posti letto appare incomprensibile di fronte ai tagli subiti dalla rete ospedaliera provinciale. Siamo sicuri che portando il privato, si possa fermare la crescita della spesa passiva verso l’Emilia Romagna? Noi ne dubitiamo, soprattutto se queste scelte vengono fatte senza nessun tipo di programmazione e senza una strategia condivisa. Se si vuole aprire al privato è necessario che la sanità pubblica governi il sistema e che lavori al massimo delle sue potenzialità. Oggi purtroppo non è così e su questi temi vi è una forte unità sindacale anche a livello regionale. Se non ci saranno risposte positive in tempi ragionevoli, stiamo pensando a forme di mobilitazioni che possano coinvolgere lavoratori e comunità locali”.