Politica, accoglienza e cittadinanza

salus

Nella vicenda degli immigrati di Borgo Santa Maria colpisce lo scadimento del dibattito, la scorrettezza e l’uso del pretesto pur di cercare lo scontro, nell’intento forse di cogliere un tornaconto politico, in termini di consenso e di voti, che non andranno a chi ci spera. Lega compresa che si accoda, da ultima, nella congiura di tutti contro uno. Lascerà un segno profondo, questo livore nei confronti dell’autorità territoriale di Governo. Con l’esito paradossale e grottesco, per coloro che si dicono da una parte favorevoli alle direttive del Ministro dell’Interno Minniti e dall’altra contrari al Prefetto, che di quelle disposizioni è fedele esecutore. Responsabilmente preoccupato, come dimostra la sua comunicazione, doverosa e necessariamente riservata, alle forze dell’ordine, tendente a scongiurare ogni occasione di possibile conflitto tra i residenti di Borgo Santa Maria e gli immigrati. Per questo, vorrei proprio vedere l’atteggiamento di qualcuno di noi di fronte ad uno sconosciuto che ci chiede di esibire inopinatamente i documenti. Vorrei vedere se, a un certo punto, non volino parole grosse, se non di peggio. Ciò indipendentemente dal fatto che la legge lo consenta o meno. Questo preoccupa il Prefetto e non altro. Non c’è bisogno di pareri scontati dell’avvocato. C’è strumentalizzazione, malafede e forse anche qualcosa di più, si capisce. Ma ciò che accresce la preoccupazione è il cambiamento profondo, per non dire il rovesciamento, avvenuto nel sentimento della comunità locale. Cosa ne è stato di quel capitale sociale, fatto di relazioni e di solidarietà, che ha contraddistinto la nostra storia. Com’è stato possibile che alla connaturata disposizione al dialogo, frutto di un passato di lavoro e di sacrifici, si sia sostituita una diffidenza oscura, che vede l’altro, soprattutto se straniero, come possibile minaccia? Ci sono episodi che dovrebbero allarmarci sul livello raggiunto dalla nostra insensibilità. Sono passate solo poche ore da quella che enfaticamente è stata, da alcuni, definita come un’operazione di pulizia della città. Più tristemente si è invece trattato della distruzione, con spettatori e sproporzione di mezzi, del desolato rifugio di cartoni e stracci di una povera vecchia di etnia rom, da tempo malata di cancro. A questo siamo arrivati. A confondere la sofferenza e la miseria con la delinquenza. La politica locale, alla ricerca del consenso immediato, ha grosse responsabilità. Come coloro che non avendo nulla da dare o da dire ripropongono, con cadenza periodica, crescenti dispiegamenti di carabinieri e di polizia.  In questo modo non fanno altro che accreditare e materializzare l’immagine simbolica della paura e dell’assedio. La sicurezza, prima che sul numero delle forze di polizia, si fonda sui comportamenti delle persone e soprattutto sulle politiche pubbliche delle amministrazioni. Guardiamo alla città di Pesaro. Tolti alcuni interventi di arredamento urbano, la città manifesta ancora luoghi di disordine e di incuria, che si propagano fino ad alcune periferie, con scarsi servizi e zero occasioni di incontro. Luoghi che sono l’habitat ideale per la microcriminalità e il malaffare. La sicurezza si progetta evitando questi errori. Privilegiando la socialità, i luoghi di vita in comune e le reti di vicinato, anziché la rendita edilizia e fondiaria, di cui certi insediamenti urbani e periferie sono, purtroppo, il frutto. Realizziamo da subito iniziative di corretta informazione e di dialogo, nei quartieri e nella città, alla ricerca di idee, di proposte e non dello scontro corpo a corpo. Facciamolo, prima che sia troppo tardi.                     

      Gianluigi Storti - Associazione Nazionale Oltre Le Frontiere Pesaro-Urbino