Baldelli (geologo): “Il Metauro non può alimentare gli acquedotti di Fano e Pesaro”

Politici generici, consulenti volenterosi, associazioni ambientaliste si spacciano da esperti senza conoscere o facendo finta di non conoscere il problema della crisi idrica del fiume Metauro e sparano gli algoritmi più assurdi credendo di essere gli unici detentori della soluzione alla carenza di acqua dell’intero bacino idrografico del Metauro e in subordine del Cesano, del Foglia e del Conca. Regione Marche, Autorità di bacino, Provincia di Pesaro e Urbino, A.a.t.o., Protezione civile, Comuni di Pesaro e Fano, Marche Multiservizi, Aset, Enel, sono i gestori del ciclo dell’acqua e pertanto sono i responsabili del disastro ambientale che hanno provocato negli ultimi 30 km del Metauro e devono rispondere all’autorità giudiziaria pagando di persona dal punto di vista civile e penale per i danni provocati. La soluzione del problema passa attraverso tre interventi da condurre da subito e contemporaneamente.

  1. Riprendere gli studi del prof. Selli dell’Università di Bologna effettuati prima e subito dopo la II Guerra Mondiale (il bacino del Metauro), confrontarli con le ricerche Agip del Burano, con i dati forniti dall’Aquater e dal Fio unitamente alle indagini condotte dal prof. Nanni su incarico del A.A.T.O. per i pozzi San Lazzaro e Sant’Anna. Solo così si potrà avere un quadro di riferimento sulle reali potenzialità idriche del bacino idrogeologico del Metauro partendo dalla Cordigliera Appenninica fino al Mare Adriatico; senza dimenticare che le tre dighe Enel trattenendo il trasporto solido agevolano l’erosione della costa che viene poi protetta da scogliere posizionate erroneamente parallele alla battigia e tenendo presente che nei periodi piovosi i bacini Enel quasi colmi di detriti non danno grossi contributi alla produzione di energia elettrica e che la loro ripulitura è un semplice palliativo che serve solo alle ditte che gestiscono gli inerti. Gli studi di cui sopra sono lunghi e comportano almeno 5 cicli idrologici.
  2. Indipendentemente dall’esito delle indagini, le risorse idriche individuate non potranno essere utilizzate per alimentare gli acquedotti di Pesaro e Fano. Il Metauro, pur essendo il più importante fiume delle Marche, ha acqua sufficiente per sopperire alle sole esigenze delle popolazioni dell’entroterra, della flora e della fauna ittica di cui il fiume era ricchissimo.
  3. Pesaro e Fano che prelevano acqua corrente dal Metauro pari a 700 l/s che sono di gran lunga superiori alla portata estiva del corso d’acqua che risulta inferiore ai 400 l/s, devono trovare altre soluzioni alternative per evitare che il Metauro negli ultimo 30 km si riduca ad una fogna a cielo aperto pur con il contributo minimo dell’Enel e con l’aiuto del pozzo Burano 2 che essendo un giacimento di acqua oligominerale viene sversata nel fiume per essere inquinata e poi potabilizzata.

L’acquedotto di Pesaro a partire dagli anni ’70 del secolo scorso doveva essere un’opera provvisoria. Essendo la città sulla costa si può risolvere il problema trasformando l’acqua salata in acqua dolce. Fano ha molta acqua quasi potabile nel grande lago ex Icar dove la ricarica del bacino artificiale viene alimentata da una potente falda di subalveo che è più che sufficiente per servire Fano e le sue frazioni.

Giampaolo Baldelli, geologo