La crisi delle imprese artigiane, Pesaro e Urbino al terzo posto nella hit parade delle peggiori in Italia

La crisi ha colpito pesantemente la provincia di Pesaro e Urbino. Ed in particolare l’artigianato. Lo conferma anche una indagine nazionale del Centro studi della CNA di Roma secondo la quale la nostra provincia si piazza ad un poco onorevole terzo posto. La provincia di Pesaro e Urbino con un -17,9% si colloca al gradino più basso del podio delle peggiori dopo quella di Lucca (-20,2%) e Palermo (-18,2%).

Le tavole sono il risultato dell’analisi dei dati relativi alle imprese artigiane diffusi da Movimprese per gli anni 2009 e 2016. Ora le imprese artigiane iscritte all’albo sono 11.282. Nel 2009 erano ben 13.745, questo significa che confrontando i numeri se ne sono perse per strada ben 2.463 (quasi il 20%). Il dato diffuso da Movimprese, sul numero di imprese artigiane registrate negli albi delle camere di commercio, ha consentito di operare un’analisi dell’evoluzione del tessuto produttivo nelle regioni e province italiane. Concentrando l’attenzione sulla numerosità delle imprese artigiane nel periodo 2009 – 2016 si registra una riduzione nel numero delle stesse del 9,2%, un dato che in termini assoluti equivale a 153.835 unità in meno, che nel 2016 ammontavano a 1.342.389. A livello territoriale, fatta eccezione per le province di Bolzano e Monza-Brianza, nelle quali tra il 2009 e il 2016 il numero delle imprese artigiane è aumentato, tutte le altre province sono accumunate da un trend discendente del numero di imprese artigiane, pur seguendo dinamiche differenti a livello settoriale. “Questi dati – commenta il presidente della CNA di Pesaro e Urbino, Alberto Barilari, non ci stupiscono. Che la nostra provincia, una delle più artigiane d’Italia potesse totalizzare numeri peggiori di altre, era nei numeri. Certo, piazzarsi al terzo posto nella classifica di quelle hanno perso più imprese a livello nazionale fa molto male, soprattutto pensando al grande patrimonio di micro e piccole imprese di cui era ricco il nostro territorio”. Ed il segretario della CNA provinciale, Moreno Bordoni aggiunge “La crisi non è ancora alle spalle. Ci sono piccoli segnali confortanti nell’export e nella ripresa della manifattura. Ma non siamo ancora fuori dal tunnel. Anzi. I contraccolpi dovuti alla recessione ancora non sono finiti”. A livello settoriale, come ha rilevato l’analisi della CNA, in alcuni casi la diminuzione della base produttiva artigiana è stata determinata dalla crisi. È il caso della manifattura e delle costruzioni dove la caduta dell’attività produttiva ha investito l’intera base produttiva, in larga parte costituita da imprese artigiane. In altri casi, però, è il modello artigiano a non avere retto all’impatto della crisi determinando così una diminuzione del numero delle imprese.

“Nel settore dei trasporti, ad esempio – dice Bordoni – a fronte di una riduzione ampia del numero delle imprese artigiane, si riscontra un aumento di quello delle imprese non artigiane. È verosimile che in questo contesto, la crisi abbia determinato una riorganizzazione del settore favorendo in particolare le imprese di dimensioni maggiori ma anche la concorrenza sleale dei vettori stranieri, in particolare dell’Est Europa”.

Dai dati emerge che la crisi esplosa nel 2009 ha avuto un effetto dirompente sul tessuto produttivo provinciale.  “Tuttavia – concludono Bordoni e Barilari – non deve venir meno la fiducia in una ripresa. Ci sono dati confortanti, relativi alle imprese che si iscrivono. In questi ultimi mesi si è registrata una lieve impennata nelle iscrizioni. Un dato che va letto positivamente insieme agli altri indicatori (export, ripresa della produzione, etc.), orientati ad una lieve ripresa. La CNA continuerà a monitorare i dati e ad indicare strategie, oltre a mettere in campo tutta la propria struttura per aiutare le neo, ma anche le vecchie imprese, a rimanere sul mercato”.

Cna Pesaro