Tosi (Fiab) “Ferrovia Fano-Urbino: recupero costoso Ma una soluzione in chiave turistica ora è possibile”

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Servizio tratto dal numero di settembre della nostro mensile Flaminia & Dintorni

“La recente legge sulle ferrovie turistiche, anche se chiaramente elettoralistica (priva di copertura finanziaria, con molte limitazioni, non dà obblighi ma solo opportunità…) è comunque utile perché conserva i tracciati in mano pubblica e offre interessanti opportunità”. A parlare è Enrico Tosi, coordinatore dei Fiab Marche che entra nei particolari: “La legge consente in particolare: servizio turistico e non trasporto pubblico locale; circolazione di treni storici per alcuni giorni l’anno e a bassa velocità; gestione a cura di volontari; uso di ferrocicli, veicoli a pedale su rotaia. I finanziamenti vanno trovati nei bilanci di Regioni e Ferrovie. Per la Fano-Urbino si aggiungono numerosi problemi urbanistici e altissimi costi di ripristino, compresi smaltimento e sostituzione di oltre 90.000 traversine; la cifra più attendibile, perché definita da uno studio finanziato da enti pubblici e sottoscritto da tutte le Università e le CCIAA delle Marche, era nel 2004 di 150 milioni di euro, riducibili grazie a misure di sicurezza meno stringenti per un utilizzo solo turistico; sono inoltre necessari collegamenti aggiuntivi con altri mezzi e da riattivare oltre 60 passaggi a livello, probabilmente con le tradizionali sbarre, essendo un controsenso per una linea storica un sistema più moderno; prevedibile infine il riutilizzo della motrice storica, la AL n 668 a gasolio da 68 posti. E’ quindi logico pensare – spiega Tosi – che un treno nella valle del Metauro possa tornare solo a lungo termine; invece per l’immediato un odg approvato in occasione del varo della legge consente una cosa molto importante: l’integrazione treno-bici; recita infatti: ‘la linea ferroviaria dismessa Noto Pachino è trasformata in percorso greenway’ e per la sua realizzazione sono preventivati 6 milioni. Anche se non ha la forza di una legge, l’odg è comunque un impegno per il Governo a realizzare una pista ciclabile per valorizzare il territorio e inserire la struttura nella rete di percorsi ciclistici a lunga percorrenza europei ‘Eurovelo’; su questi percorsi sta lavorando la Fiab attraverso ‘Bicitalia’, un progetto all’attenzione del Ministero Infrastrutture e Trasporti. Se questo è possibile, oltre che conveniente, per la linea siciliana, lo è anche per la Fano-Urbino dove si sta lavorando sulla stessa idea: è infatti confermato che in gran parte del percorso lo spazio per la ciclabile c’è e non occorre acquistare frustoli confinanti; tra l’altro, essendo rinviabile la sostituzione di binari e traversine e rari i passaggi dei treni turistici, una pista ciclabile utilizzabile tutto l’anno giustifica meglio il costosissimo recupero di un bene abbandonato…”. Per recuperare la Fano Urbino ferma da 30 anni servono risorse ingenti che presumibilmente Regione e Ferrovie non metteranno a disposizione avendo ben altre priorità. Da cosa possono venire? “Solo da soggetti che vogliono rilanciare la ferrovia oppure da altri che già hanno manifestato interesse a utili sottoservizi, soprattutto la banda ultralarga per internet, della cui mancanza soffrono più degli altri i territori interni; e il primo passo del recupero è proprio la sistemazione del sedime fatiscente dove vari sottoservizi possono coesistere nella massima sicurezza sia con la pista ciclabile che la ferrovia. I vantaggi dell’integrazione treno-bici sono numerosi: promozione turistica, ottimizzazione delle risorse, manutenzione regolare, riqualificazione di spazi fatiscenti, una strada in più, traffico alleggerito, meno inquinamento e incidenti, aumento di valore degli edifici lungo la ‘greenway’… Ora si può realmente risolvere un problema trentennale conciliando esigenze diverse grazie a questo progetto lungimirante che favorisce il rilancio di un’intera vallata ed ha il consenso di Regione Marche, sindaci, associazioni, imprenditori e tantissimi cittadini”.