Chiuso il pozzo del Burano dopo oltre due mesi… Unica cosa certa, i litri versati

Era un afoso (africano) 14 luglio quando si apriva il pozzo del Burano. Apertura dettata da una situazione di emergenza idrica. L’acqua non si nega a nessuno, è ovvio. Oggi, 20 settembre, la chiusura. La decisione è stata presa questa mattina in una riunione tra Prefettura, Aato, Protezione civile e i tecnici degli enti Provincia e Regione. Quanti litri erogati a tutta velocità? Un’immensità. Mai, nella storia, era successa cosa simile. Gli stessi sindaci di Cantiano e Cagli hanno tuonato contro questa situazione. Ma Pesaro pare aver risposto picche. Le polemiche non si placano. E’ di ieri la questione discussa in Consiglio regionale con il grillino Fabbri che ha rimarcato come tale operazione sia stata fatta senza conoscere le conseguenze. Il dubbio ci assale. Risposte tecniche sulla portata della falda profonda non ne abbiamo. Cosa c’è la sotto? Tutto da verificare. L’unica cosa certa è la quantità di acqua erogata. Basta molitplicare i litri al secondo (prima 200, poi 300, infine 150) “dirottati” in fiume con i giorni di apertura del pozzo (66); la matematica non è un’opinione. Certe scelte, invece, alimentano più di un dubbio. Parliamo di una risorsa strategica (così è stata etichettata). Voci di corridoio dicono di un forte abbassamento della pressione del pozzo in questi mesi di apertura (pare che da 24 atmosfere si sia arrivati alle attuali 8). Tutto da verificare. Ma le verifiche si facciano! Perché, come ci ha spiegato un noto geologo, non venga davvero rispettata la ‘prima legge dell’idrodinamica’: ovvero l’acqua scorre verso i soldi.