Siccità, il geologo Pergolini: “Un emungimento sempre più spinto del pozzo del Burano potrebbe produrre instabilità nell’acquifero stesso”

Sull’attuale tema di siccità e prelievi, è intervenuto il geologo Claudio Pergolini che, ponendo a confronto la cicala e la formichina, con la prima che canta tutto il giorno e poi muore di fame e la seconda che piano piano, lavora, accumula e si salva, invita a… “A imparare dalla formichina, a tutti i livelli: amministrativi, gestionali e di utenza finale. La natura, con le sue dinamiche, tenta di insegnarci, ogni giorno, che le sue risorse non sono ‘sempre’ disponibili e a costo zero ma seguono anch’esse un loro equilibrio. In Italia molti fiumi sono già di qualche metro sotto il livello idrometrico, laghi che cominciano a prosciugarsi, sorgenti che non hanno più ricarica… Fano e Pesaro hanno sete (e anche noi) e allora ecco che il pozzo del Burano è costretto a fare gli straordinari (fuori busta) sfornando ora 300 l/s, con i problemi sia economici che geologici che ciò potrebbe comportare: i pozzi non si ricaricano se non piove – ogni bacino imbrifero possiede infatti un suo particolare ‘tempo di ricarica’ legato alle condizioni idrogeologiche dell’area sottesa – e un emungimento sempre più spinto potrebbe produrre instabilità nell’acquifero stesso, con trasporti di materiali fini e possibili franamenti interni e deterioramento del pozzo”. Intanto secondo un’analisi della Coldiretti i danni all’agricoltura ammonterebbero già a 2 miliardi di euro. Ci sono Regioni che hanno chiesto lo stato di calamità naturale  (che costerà decine e decine di euro a ogni famiglia, anche se queste non lo sapranno mai – spiega Pergolini).

Molti Comuni cominciano già a razionare l’acqua…  Cos’è allora questa siccità? “E’ un problema serio, ma che ci si può adoperare per risolverlo. L’acqua c’è. Mi ricordo che nei primi anni ’80 partecipai a una ricerca per il complesso calcareo-marnoso nei dintorni delle sorgenti di Bellaguardia – San Gervasio (Fossombrone) e poi, circa una decina di anni dopo, per il complesso calcareo dei monti delle Cesane (sorgente Acquasanta). Qui notai subito, la venuta a giorno di una falda idrica limpida, fresca e abbondante scaturire tra il complesso delle Marne a Fucoidi (letto impermeabile) e la soprastante formazione calcareo-marnosa (roccia-serbatoio) della Scaglia Rossa. Decidemmo che, per il momento, non era conveniente andare modificare tale regime di approvvigionamento. Il complesso calcareo-marnoso delle ‘Cesane’, a nostro avviso, è un complesso ancora ricco e quindi da preservare; da un nostro studio (per ora solo su base soprattutto statistica) tale complesso è in continua ricarica perché è fratturato, è potente (spessore di centinaia di metri), è a tratti fagliato (alcune piccole faglie che mettono in relazione il substrato impermeabile con la roccia serbatoio permeabile); e soprattutto perché non è vero che non piove ‘come prima’. Quello che sta cambiando non è tanto la quantità di pioggia che cade, ma ‘come’ cade: 50 anni fa si avevano periodi piovosi lunghi, ora assistiamo ad eventi sempre più estremi (es. bombe d’acqua). Chi è responsabile di tutto ciò? La temperatura. Dalla fine degli anni ’70 si sta assistendo a un costante – e localmente congruo – aumento della temperatura media: nel trentennio 1961 – 1990 essa era di 13,1 °C; nel trentennio successivo, di 13,3 °C; dal 1981 al 2010 è passata a 13,6 °C; oggi a 13,7 °C con aumenti locali di 1,3 °C per le massime e 1,7 °C per le minime. Questo crea tutta quella ‘energia’ che si dissipa poi con tali eventi estremi. Ma una cosa da fare subito c’è: prevenire e prevedere. Nel territorio preso in considerazione nel calcolo – area comunale di Fossombrone di circa 107 kmq – per un periodo di riferimento di circa 50 anni (medie annali idrografici) si ha un accumulo idrico dovuto alle precipitazioni pari a circa 30 milioni di mc/anno che, tolte le perdite per evaporazione – in funzione della temperatura media sia estiva che invernale – tolte le perdite per dispersione-infiltrazione, restano comunque, nella peggiore delle ipotesi, circa 10 milioni di mc/anno che, se raccolti, basterebbero per riempire 500 laghetti collinari della capacità di circa 20.000 mc ognuno! E se ogni Comune della nostra Provincia si adoperasse in tal senso? Siccità addio!?”.