Smacchia: “Calcio giovanile, la nostra zona indietro anni luce”

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Se esistesse una figura opposta a Caronte, traghettatore dell’Ade, e il personaggio in questione fosse all’interno del mondo del calcio, senza dubbio sarebbe il ruolo dell’osservatore.
Marco Smacchia di Pianello dribbla complimenti e paragoni con la stessa abilità di qualche anno fa in campo (lunga carriera in diverse società della zona) e dei “suoi ragazzi”.
“Non sono né un procuratore, né un agente – esordisce Marco – semmai ho a che fare per lavoro con queste figure”. Quasi a mettere in chiaro che non è lui a sporcarsi le mani. Nessuna presunzione perché subito dopo specifica: “Tanti ragazzi si perdono per strada. Sono numerose le tentazioni e le distrazioni. L’aspetto calcistico non è primario: occorre psicologia e pedagogia per scovare i ragazzi giusti”. Smacchia fa spallucce quando gli vengono chiesti nomi e previsioni, ma numeri e post su Facebook parlano chiaro: Gabriele Capanni del 2000 di Trestina portato in ritiro con il Milan da Montella e Rillind Novazaki capocannoniere degli Allievi dell’Atalanta rappresentano buona parte dell’orgoglio di Smacchia. “Non è facile fargli tenere i piedi per terra. Li gestisco anche fuori dal campo perché non si devono sentire mai arrivati. Ogni ragazzo è fatto a modo suo, quindi, soprattutto quando vanno superate delusioni o affrontate sfide difficili, bisogna comportarsi in maniera diversa”. Pochi, troppo pochi della zona raggiungono il primo scalino per l’Olimpo. Ettore Arduini del 2003 da Fermignano è approdato recentemente al Chievo, ma è una mosca bianca. Sfortuna? Nemmeno per sogno. “Siamo indietro anni luce e, a proposito di luminosità, vedo nero riguardo al futuro della nostra zona. Non può e non deve essere la crisi l’unica giustificazione. Mancano infrastrutture e cultura: le differenze tra noi e le società professionistiche sono abissali – continua Marco – per prima cosa i genitori non devono mai intromettersi. Con i nostri limiti inoltre non dovrebbe esistere campanilismo. Nei grandi club lavorano sui ragazzi soprattutto dai 6 ai 10 anni, poi li allenano e raccolgono il seminato con tutte le parti chiamate in causa felici. Da noi invece la scuola calcio viene vista esclusivamente come svago, in cui domina il divertimento fine a se stesso”. Solamente chi ha uno straordinario talento e ha la fortuna di essere visionato da Marco o i suoi colleghi, ha una chance. “Magari poi arrivano all’appuntamento non pronti perché si allenano male o poco. O giocano con ragazzi meno bravi di loro e quindi si adagiano”. La fortuna esiste e va cercata: Marco mostra la mappa e illustra il percorso.