Le richieste dei Comuni di Cagli e Cantiano: “Inserire iI pozzo Burano solo come riserva strategica, interventi sulla rete colabrodo e studi approfonditi sulla preziosa risorsa”

salus

La situazione legata all’emergenza idrica, le polemiche seguite all’aperura del pozzo Burano, una storia che si ripete da anni. Un condensato di componenti ha portato le amministrazioni comunali di Cagli e Cantiano a redigere una nota che riportiamo di seguito nella quale si riassumono alcuni passaggi:

In riferimento alla situazione di attuale e duratura emergenza idrica, si vuole riportare una crono- storia degli incontri avuti come comitato di Protezione Civile provinciale, fino all’ultima riunione dello scorso sabato 22/07/2016. Doveroso è premettere il quadro normativo di riferimento, Legge Regionale N. 5 del 09/06/2006, art. 1 comma 2, in cui si definiscono: … ‘le acque sotterranee presenti nei sistemi appenninici sono da considerarsi una risorsa ed una riserva strategica della Regione, da tutelare ed il cui utilizzo è consentito solo per fronteggiare situazioni di emergenza e gravi carenze idriche per uso idropotabile, emergenza dichiarata dalla Protezione Civile’. Tale legge ha avuto poi una recente modifica, ‘Emendamento Biancani’, con cui, pur aprendo alla possibilità di utilizzo di alcune acque di profondità ed agli investimenti a questo strettamente connessi, si ribadiva la necessità di individuare, con apposito elenco, quelle acque di profondità il cui utilizzo rimanesse quello di sola riserva strategica. Detto questo, alla luce dell’evidente emergenza idrica, che sta assumendo una validità nazionale, la Protezione Civile ha organizzato ben tre incontri tra gli organi competenti, incontri allargati anche alla presenza dei Comuni di Cagli e Cantiano. Diverse le azioni decise, azioni che hanno tenuto conto della gradualità delle soluzioni in funzione del grado di emergenza del momento; riassumendole brevemente:

1° Incontro – Sospensione delle attività di produzione di energia elettrica da parte di Enel Distribuzione, con l’obbligo di lasciare gli interi bacini idrici a disposizione dei gestori del servizio idrico; estensione delle ordinanze di divieto di utilizzo dell’acqua per usi diverso da quello potabile e/o igienico, ordinanza coordinata e suggerita già da tempo dall’AATO provinciale: riduzione al deflusso minimo vitale dei rilasci dai bacini idrici; minore prelievi da parte dei gestori del servizio idrico (- 50 lt/sec) dagli invasi costieri.

2° Incontro – Alle misure di cui sopra, stante il perdurare delle condizioni di emergenza idrica ed il continuo calo delle riserve idriche dai bacini, si è deciso di utilizzare le acque del Burano, secondo quanto disposto dalla Legge regionale N. 5 del 09/06/2006, ovvero come riserva strategica da cui attingere, in caso di grave situazione di emergenza idrica e su disposizione della Protezione Civile. Si è quindi disposta l’apertura del Pozzo con un rilascio di 180/200 lt/sec.

3 ° Incontro – L’apertura del Pozzo del Burano, con il rilascio deciso, ha reso solo stazionaria la tenuta della portata dei bacini, contrastando il solo perdurare della condizione di mancanza di piogge. Ad aggravare la situazione è sopraggiunto il fenomeno del proliferare delle alghe all’interno dei bacini idrici, in ingresso ai potabilizzatori. Il diminuire infatti della capacità degli invasi, associato all’aumento delle temperature atmosferiche e quindi dell’acqua, ha contribuito in maniera esponenziale all’aumento della concentrazione delle alghe, arrivando in pochi giorni a generare una concentrazione di 2,5 Mln/cell/litro, contro il limite massimo previsto di 1 Mln/cell/litro. Tale fenomeno ha ulteriormente aggravato la situazione, in quanto un mancato contrasto all’aumentare delle alghe, potrebbe portare all’ostruzione completa dei filtri dei potabilizzatori e quindi il mancato rilascio di acqua potabile alle condotte di più di 2/3 della Provincia. La soluzione per contrastare il fenomeno dell’aumento delle alghe, sta nella riduzione della temperatura dell’acqua, obiettivo raggiungibile, come già accaduto in passato, tramite le seguenti azioni congiunte:

  • Aumento del rilascio del Burano, dagli attuali 200 lt/sec ca. a 300 It/sec, limite stabilito anche in funzioni delle caratteristiche fìsiche del tubo di rilascio, nonché sempre in rispetto della Legge regionale che individua il Burano solo come riserva strategice.
  • Procedere con la fase di svaso del bacino di San Lazzaro su Tavernelle.
  • Procedere con lo svaso dell’invaso del Furio su San Lazzaro.

Il tutto con l’obiettivo di diminuire la temperatura degli invasi a valle e quindi arrestare, il proliferare delle alghe, evitando l’ostruzione dei filtri ai potabilizzatori. Detto questo, non potendo assumere atteggiamenti ostativi e di contrasto, alla luce della normativa vigente sopra riportata, e con solito senso di doverosa responsabilità istituzionale, si è voluto fortemente ribadire e richiedere al tavolo di coordinamento provinciale, di far proprie le seguenti richieste/osservazioni:

  • Inserire formalmente le acque del Pozzo del Burano tra le riserve idriche strategiche da esplicitare nell’”Emendamento Biancani” a modifica della Legge Regionale N. 5 del 09/06/2006, ribadendo, anche per il futuro, il solo utilizzo come riserva strategica.
  • Uniformare le ordinanze di divieto di utilizzo delle acque al di fuori dell’utilizzo potabile e/o igienico al modello e proposta AATO, invitando gli enti preposti agli opportuni e doverosi controlli e/o mettere in condizioni i Comuni di poter contare su risorse, in termini di personale, da poter destinare ai controlli.
  • Accelerare il più possibile quanto già stabilito in sede AATO, ossia il piano di investimenti a carico dei gestori per la pulizia degli invasi e quindi conseguente aumento della capacità di deposito, nonché attivarsi per tutti gli interventi atti alla riduzione delle perdite dalla rete di distribuzione delle acque.
  • Instituire, da subito, finita l’emergenza, un tavolo tecnico, di professionisti, esperti del settore, suggerite dalle diverse parti e sensibilità coinvolte, con l’obiettivo di rendere quanto più oggettiva ed inconfutabile lo natura scientifica del Pozzo del Burano, con le relative potenzialità e/o criticità e relativi effetti sull’ecosistema dell’entroterra.

Questa la situazione e lo stato dei fatti, sempre nel merito delle questioni. Sarà nostra cura ed impegno far sì che le istanze portate e sostenute fortemente al tavolo di coordinamento della Protezione Civile siano implementate in tempi utili, per evitare che si torni a parlare di acque, della loro tutela ed importanza, solo in occasione di nuove e future emergenze idriche.