“Contratto di fiume” utile al Metauro

Un tratto del Metauro

Il “contratto di fiume” che il Comune di Fano vuole attivare funziona bene altrove e dovrebbe essere utile anche per il Metauro. Serve sostanzialmente a mettere attorno ad un tavolo tutti i portatori di interesse pubblici e privati allo scopo di analizzare preventivamente i progetti che interessano il territorio nel suo complesso.

Nella valle del Metauro, nella lista delle tante cose da fare, tutte di grande valenza culturale ed economica, c’è anche un parco lineare di circa 50 km in grado di ospitare nel sottosuolo un corridoio tecnologico e in superficie una pista ciclopedonale; lo si può fare riutilizzando il sedime della ferrovia dismessa Fano Urbino, un patrimonio collettivo di cui finalmente si intravede il destino grazie soprattutto all’impegno della Regione Marche che sta dialogando in maniera costruttiva con i sindaci dei Comuni attraversati dai binari. Un’opera importantissima anche per lo sviluppo del cicloturismo  che muove ogni anno miliardi di euro e vede molto interessate Umbria e Toscana per la connessione tra Adriatico e Tirreno.

In questo progetto la carta vincente è la banda ultra larga, purtroppo ancora poco diffusa in Italia ma indispensabile per chi deve competere in un mondo globalizzato; ormai tante cose si fanno “da remoto”, trasmettendo enormi quantità di dati in entrata e uscita; oggi un ospedale, un’attività produttiva, una Università non possono fare a meno della fibra ottica per Internet; non è accettabile poi che importanti industrie debbano aspettare anni per incrementare la propria fornitura di energia elettrica di cui hanno estremo bisogno perché il passaggio di un cavo su proprietà frammentate comporta decine di permessi; così come non è accettabile continuare a perdere circa un terzo dell’acqua potabile trasportata, un bene sempre più scarso e prezioso; o addirittura morire su strade pericolose se ci si sposta a piedi o in bicicletta, come accade sempre più spesso.

Tutto questo si può fare presto riutilizzando in modo intelligente un bene abbandonato da decenni per il quale a breve-medio termine oggettivamente esiste solo una scelta: un corridoio verde e tecnologico con pista ciclabile; e proprio il contratto di fiume può facilitare questa soluzione, come da tempo sanno benissimo i sindaci della valle del Metauro.

Si spera quindi che, anche col contributo di imprenditori pubblici e privati già sensibilizzati (in particolare del settore telefonico), oltre che delle associazioni ambientalistiche, si passi presto e senza esitazione dalle parole ai fatti. Aspettare ancora sarebbe un errore grave e una colpa imperdonabile.

Enrico Tosi