Dottor Del Gaiso: “Non è la via migliore affidare la conduzione della sanità al privato che per natura deve ricavarne profitto”

A colloquio con il dottore consigliere dell’ordine dei medici: duro attacco alla situazione attuale

Una chiacchierata con il dottor Giovanni Del Gaiso, esponente dell’ordine dei medici delle Marche: al centro della questione l’argomento relativo alla nostra assistenza sanitaria rapportata anche con quelle europee. Un tema di stretta attualità. Dottore qual è la funzione dell’ordine dei medici. “E’ una federazione nazionale chiamata Fnomceo ed è l’organo ausiliario del Ministero della Salute. La sua prima e più importante funzione che svolge è tutelare la salute dei cittadini. Questo compito-dovere avviene vigilando sul comportamento dei medici, arrivando a sanzionare fino alla radiazione qualora non si rispetti il codice deontologico, come avvento recentemente per medici contrari alle vaccinazioni. Bisogna precisare che sui vaccini c’è tanta mal’informazione e non bisogna dare credito alle fuorvianti e spesso ingannevoli notizie riportate sul web. Il medico non può azzardare ipotesi o opinioni personali che possano creare disorientamento, ma ha il dovere della conoscenza e per questo ci sono da sempre corsi di aggiornamento. Va inoltre precisato che l’interesse collettivo è sempre superiore all’individuale e pertanto lo Stato ha il dovere di intervenire con misure restrittive ed ogni medico prima di esprimere la sua personale opinione ha il dovere categorico di rispettare il codice deontologico”. Se i problemi della sanità locale derivano da quelli nazionali, qual è il pensiero dell’ordine? “Esistono tre tipi di sistemi sanitari: 1° modello Bismark usato in Germania e Francia in cui prevale un sistema assicurativo sociale con finanziamento tramite premi assicurativi. 2° modello libero mercato praticato in Usa e Svizzera con sistema assicurativo privato. 3° modello Beveridge usato in Italia e Gran Bretagna in cui la copertura sanitaria è garantita dallo Stato, finanziata dalle tasse dei cittadini.  Successivamente con il decreto legge 502/92, pur essendo la salute un bene supremo, la direttiva di Maastricht impose la tutela sanitaria, solo con copertura finanziaria certa. Da qui è iniziata una politica di contenimento alla spesa con tagli lineari ai costi e servizi. Ma il fallimento dello stato centrale si è realizzato con la riforma del titolo V della Costituzione, trasferendo alle Regioni il potere decisionale sulla sanità, creando per ogni regione una differente sanità, disattendendo il principio fondamentale di una sanità equa, solidale ed universalistica per tutti. A questo punto dovendo fare operazioni di rientro nei bilanci, sono iniziati i tagli delle risorse e dei servizi. La sanità è diventata un’azienda ed il malato non era più un paziente, ma un cliente, dove è prioritario far quadrare i conti. L’ordine da almeno dieci anni denuncia la grave situazione della sanità, proponendo soluzioni per migliorarla”.

Vista la condizione in cui versa la sanità cosa propone l’ordine dei medici e qual è il vostro pensiero? “Con la regionalizzazione della sanità si sono scaricate sulle Regioni le responsabilità dello Stato. Non è sicuramente la via migliore affidare la conduzione della sanità al privato, che per sua natura deve ricavarne un profitto. Siamo convinti che si dovrebbero fare i tagli con la lente di ingrandimento, ai privilegi, al clientelismo ed alle buone uscite stratosferiche. Inoltre rimane il dubbio sulla speculazione,  corruzione e collusione con associazioni malavitose. Siamo preoccupati perché questa politica mette a rischio la sostenibilità del sistema e l’accesso alle cure. Cambiare alla svelta è l’imperativo categorico. Stiamo assistendo nella nostra provincia ad una diminuzione della vita in salute, pur essendo aumentata la media nazionale. E’ urgente ripensare ad un nuovo modello di sanità con al centro la questione sociale e morale, in poche parole serve più assistenza e meno politica!”.