Uffici postali chiusi o malfunzionanti: tra Pergola e Serra Sant’Abbondio l’odissea dei clienti

All’entrata sembra di trovarsi in un ufficio postale in India: lo spazio non è ottimale per formare una fila, alcune persone stanno a sedere (rischiando di perdere il posto contro clienti arroganti) altre aspettano formando una fila curva, scomposta e molto stanca. C’è chi borbotta per il malfunzionamento, chi si guarda intorno incredulo e chi, dopo una breve occhiata, se ne torna a casa. È quello che succede, ormai ogni giorno, all’ufficio postale di Pergola, dove code di 12/13 persone sono la normalità nello spazio adiacente gli sportelli durante tutto il corso della mattinata. Dietro le vetrate pochissimi addetti, di certo insufficienti per poter risolvere il problema della fastidiosa attesa, animati da uno scarso senso d’amor per l’azienda e, da parte dei clienti, criticati per il servizio insoddisfacente. Eppure il problema è molto più distante, coincidendo con le sedi organizzative nei capoluoghi di provincia e, andando oltre, fino all’amministrazione centrale. Perché non è una novità quella che le Poste Italiane, società partecipata dallo Stato e garante di preziose comunicazioni, stiano nettamente riducendo il servizio negli uffici situati nei paesi più piccoli. Mentre a Serra Sant’Abbondio l’ufficio è stato chiuso due giorni a settimana (comunque in seguito alle proteste, altrimenti sarebbe stato chiuso definitivamente) a Pergola il personale addetto non riesce a star dietro alla clientela. Sebbene i due comuni contino poco più di 7000 abitanti essi coprono comunque un’area superiore a 140 chilometri quadrati e se si aggiunge che un ufficio postale rimane chiuso due giorni alla settimana, per quei due giorni si avranno solamente due sportelli aperti nell’intera area (inoltre, solo la mattina). Un comportamento che fa crescere dubbi alla cittadinanza locale sulla vera definizione di servizio pubblico, considerato anche il loro diritto alla corrispondenza e la grande difficoltà nel recapitare la posta entro tempi brevi. A volte il servizio di invio della posta chiude a mezzogiorno, rimane lo sportello relativo a finanza e telefonia e, di conseguenza, nell’area di 140 chilometri lo Stato non gestisce più la posta se non per 4 ore in tre giorni settimanali. Al momento si aspetta, ma prima che le lunghe attese diventino un’abitudine si spera che il problema venga risolto con priorità.