Tempo di gite, tempo d’ansia. Sforzandosi di ricordare quanto ci divertivamo

Ore 6:20. Stazione dei pullman. Sono partiti. Piccolo ritardo, ma ce l’hanno fatta. Due pullman e 5 classi, per un totale di circa 100 bambini. Meta: il Museo Egizio di Bologna. Riusciranno a controllarli tutti? Certo, ci vorrebbe una maestra ogni 5 bambini, anzi, per star tranquilli, una ogni due…

L’autista è stato attentamente scansionato dai genitori presenti alla stazione degli autobus. Non ha la faccia di uno che beve e, nonostante siano le 6 di mattina, ci sembra molto più sveglio di noi, che non abbiamo chiuso occhio tutta la notte. Dopo un po’ di confusione generata dal divieto assoluto di portare a bordo gli zainetti (pare sia proibito mangiare sul pullman altrimenti si sporca, “Ma da quando?” si mormora tra i genitori…una mamma si offre anche volontaria per ripulire al ritorno con l’aspirapolvere a batterie, ma niente da fare). Il divieto richiede una rapida riorganizzazione che le mamme portano a termine in meno di due minuti: a bordo servono acqua, gomme da masticare e – sottobanco – un piccolissimo spuntino. Sì, è vero, non si può mangiare dentro, ma i cracker non sono mica cibo vero! Il cibo vero resta nella pancia del pullman: panini con le cotolette, insalate di riso, pasta fredda, pizze e maritozzi, più il cappellino se c’è il sole, una seconda giacca se fa freddo (sì, ieri c’erano 28 gradi, ma Bologna è più a nord di Urbino!), i Lego per giocare (sono riuscita a infilarli nel mini-zaino, tanto sono piccoli) e due paia di mutande di ricambio. Così, per stare tranquilli. Disinfettante, tre cerotti, un paio di calzini, un elastico per legare i capelli e la salvietta antizanzare che, si sa, in città sono una piaga.

Dopo aver valutato ancora una volta la possibilità di seguire il pullman in auto, do’ un’occhiata alle facce delle altre mamme. Alcune – quelle che hanno anche figli più grandi – sembrano tranquille. Le altre, come me mamme di figli unici, sembrano un po’ più angosciate e provate e salutano per l’ennesima volta i bimbi dal finestrino. Comunque, che non lascino andare anche un genitore, sembra così strano…Non gli farebbe comodo? Almeno il rappresentante… Per fortuna la piccola Linda mi ha lasciato il suo cellulare, in modo da poter comunicare con loro in qualsiasi momento. Sono le 8 e ho già resistito due volte alla tentazione di chiedere dove sono e come va. Tra un po’ però un messaggio Whatsapp lo mando. Tanto ho già buttato tutta la spazzatura, pulito a fondo casa e fatto il cambio degli armadi. Quando ci si sveglia all’alba le faccende riescono a meraviglia, un po’ di ansia poi trasforma le casalinghe in Wonderwoman! Meno male che devo lavorare, così mi stacco dal telefonino, che se per caso dovessero chiamare la rappresentante (che sono sempre io, così tengo tutto sotto controllo!), lo sento lo stesso.

Sarà una lunga giornata. Speriamo che i bimbi si divertano al Museo Egizio. Certo, fossero andati a vedere il Palazzo Ducale d’Urbino sarebbe stato meglio. Inspiro, espiro, sono calma, sono serena… proseguiamo con i mantra fino alle 18, orario del ritorno. Salvo ritardi, certo, c’è il ponte. Ansia. Respiriamo, va’. Da che mondo e mondo i bimbi vanno in gita, e poi a dieci anni sono grandi, mi ripeto. Ok, ora sono più tranquilla. P.s. Il prossimo anno vado anch’io.