Donna riconosciuta vittima di malasanità risarcita con duemila euro

Dimessa dall’ospedale San Salvatore di Pesaro, reparto di Medicina Interna, Direttore dott. Giorgio Maniscalco, ed inviata per la riabilitazione al Santo Stefano di Macerata Feltria, il giorno dopo decedeva.  Il marito (D.R.) ed i due figli (N.R. ed S.R.) della  pesarese O.C., 79 anni appena compiuti,  hanno appellato la sentenza di primo grado del Tribunale di Pesaro  che aveva respinto la loro domanda, chiedendo con un nuovo difensore una perizia affidata ad uno specialista angiologo o neurologo vascolare e denunciando che la paziente ha subito trattamenti sanitari (esofagogastroduodenoscopia in anestesia totale e soprattutto sostituzione di tutta la terapia anticoagulante con il salvavita “Cumadin” che la donna praticava con successo da anni) senza alcun consenso informato da parte della stessa, né dei suoi familiari. Ora la Corte d’Appello di Ancona, con la sentenza n. 368/2017 pubblicata il 06/03/2017, ha accolto parzialmente l’appello, dichiarando i sanitari pesaresi responsabili di avere violato la libertà  di scelta della paziente rispetto alle terapie da eseguire, omettendo di acquisire il consenso informato suo e/o dei suoi familiari e di  nominarle un legale rappresentante, ove incapace, al fine di raccogliere il suo consenso, condotta questa ritenuta illecita, ma poi ha liquidato in via equitativa il danno, a favore dei congiunti, nella somma irrisoria di euro 2.000,00. Tale miseria è stata ritenuta equa “in base alle circostanze concrete del fatto illecito e alle condizioni soggettive del leso”.

Il caso meritava ben altro risultato, specie considerando l’ostinazione, provata da testimoni, con cui i sanitari pesaresi Loredana Fabbri, Graziano Piccinini , Giorgio Maniscalco e altri,  si sono rifiutati dalla data di ricovero fino a quella di dimissioni di fornire ai figli le informazioni richieste, eludendo i loro tentativi di incontrarli  e le numerose richieste di appuntamenti per un colloquio. Dopo dodici anni di causa, i figli, molto provati, pur moralmente confortati dalla sentenza che ha accolto in parte le loro ragioni, dichiarano di sentirsi presi in giro dall’entità solo simbolica del risarcimento in un caso che li ha visti perdere la madre in circostanze riconosciute illecite e che tanta sofferenza ha provocato all’intera famiglia.  Evidentemente, i tentativi operati dalla politica (prima il decreto Balduzzi, ora il decreto Gelli) di ridimensionare la malasanità cominciano ad avere  effetti, ma se è giusto eliminare gli abusi, non si può banalizzare il diritto di chi ha avuto ragione e ora non c’è più. Per questo, i due figli hanno conferito al loro attuale legale, avv. Fabrizio Dini del Foro di Urbino, il mandato di proporre Ricorso per Cassazione avverso la sentenza, intendendo andare fino in fondo alla vicenda.

Comunicato stampa - studio avvocato Fabrizio Dini