Comitato a Difesa dei Diritti: “Politici pesaresi: siamo cittadini non sudditi”

Dopo l’ultima furbata venuta in mente al consigliere regionale pesarese Andrea Bianacani sulla modifica della legge che consente l’utilizzo delle acque profonde per scopi idropotabili, almeno così si è appreso dalla stampa odierna, la quale riguarda in primo luogo i pozzi di San Lazzaro e Sant’anna del Furlo situati nel comune di Fossombrone ma anche quello del Burano, abbiamo avuto conferma che la Regione continua a mettere i piedi in testa ai suoi cittadini. Infatti, come prassi ormai consolidata da parte della Regione Marche si prendono provvedimenti prima di avere chiara la situazione, visto che ancora ad oggi non si sa quali saranno gli effetti negativi che l’utilizzo continuativo durante l’anno di tali acque potrà generare nell’ecosistema di riferimento e non è stato risolto il noto problema del tempo di rinnovamento di tali fonti, su cui ancora non è stato mostrato alcuno studio valido e completo che escluda l’ipotesi che tali pozzi non vengano prosciugati e riescano a rinnovarsi. La scusa usata per attuare tale provvedimento è che è giunto il momento di ripartire in modo più equo tra le varie fonti a disposizione l’approvvigionamento di acqua per l’intera provincia, quando tutti sanno bene che in realtà il problema riguarda solo la costa e in particolare l’acquedotto esistente che sembra, leggendo sempre la stampa degli ultimi giorni, abbia perdite di circa il 40% di acqua. Pertanto, incrementare la quantità d’acqua come si vorrebbe fare ma immetterla in un acquedotto che continua a perdere non ci sembra una soluzione così geniale, e neanche lungimirante, ma ormai ci siamo abituati alle invenzioni dei burocrati e della loro incapacità di gestione della cosa pubblica ce ne faremo una ragione. Tuttavia, la cosa ancora più grave di questa vicenda è che essa stessa rappresenta l’ennesimo tentativo di depredare l’entroterra a favore della costa, un continuo spogliare di servizi e risorse un territorio in atto ormai da anni e dal quale dobbiamo iniziare a difenderci se non vogliamo diventare una RISERVA INDIANA, come vorrebbero trasformarci i politici Pesaresi e anconetani con Biancani in prima linea. E’ ovvio quindi, che per impedire che questo fenomeno continui la politica locale, a partire dalle amministrazioni comunali ma anche le rispettive minoranze, si svegli e si ricordi che amministrare un territorio non significa solo gestire il budget del bilancio comunale oppure seguire la linea del partito ma anche avere una visione del futuro di quello stesso territorio che si gestisce, senza questa bastano i funzionari comunali a mandare avanti la baracca. CITTADINI NON SUDDITI.

                                                      Comitato a Difesa dei Diritti