Fabbri (M5S): “Le acque profonde vanno tutelate”. Nel mirino i pozzi di Fossombrone

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“Sant’Anna e San Lazzaro: l’oro blu di Fossombrone in pericolo – commenta Piergiorgio Fabbri consigliere regionale M5S – nel prossimo consiglio regionale verrà discussa una modifica, proposta dal consigliere Biancani (PD), alla legge regionale che disciplina lo sfruttamento delle acque di falda profonde. Se approvata, consentirà di utilizzare, da subito, le acque profonde presenti negli acquiferi carbonatici delle Cesane, anche senza studi specifici circa i possibili danni ambientali che un sovra-sfruttamento della risorsa potrebbe provocare”. Nel 2008, in località Sant’Anna e San Lazzaro, alle porte di Fossombrone, furono perforati due pozzi che intercettarono le acque presenti negli acquiferi della Maiolica e del Calcare Massiccio a circa 200 metri di profondità “ma a causa del piccolo diametro con il quale furono realizzati, i tecnici non riuscirono a studiare le caratteristiche degli acquiferi attraversati, quindi: soldi pubblici sprecati e lavoro inutile. A distanza di anni, a causa delle frequenti crisi idriche estive e dell’eccessiva quota di acque superficiali da potabilizzare, la Provincia (mediante l’AATO1) dichiara nuovamente l’urgenza di approvvigionarsi da acque profonde, meno sensibili alle variazioni di portata stagionali e maggiormente protette dal punto di vista qualitativo. Basti pensare ai rischi di inquinamento a cui sono sottoposte le acque superficiali che scorrono nel fiume Metauro, contaminate da reflui urbani mal depurati, scarichi industriali e diserbanti/pesticidi utilizzati in agricoltura, che, una volta depurate, sgorgano dai nostri rubinetti casalinghi. Per capire la quantità di acque profonde che si possono estrarre senza danni ambientali – prosegue Fabbri – è indispensabile eseguire studi idrogeologici pluriennali specifici. Una volta realizzati i nuovi pozzi, occorre eseguire approfonditi studi, che il dott. Gattoni (AATO1) ha affermato essere iniziati nel 2012 ma che non sono ancora conclusi, poiché necessitano dei dati ricavabili dai nuovi pozzi. Visto che ufficialmente non è disponibile nessun documento mi recherò perciò personalmente all’Università di Ancona per parlare con il prof. Nanni, che in regione ci ha informato sulla questione”. La preoccupazione di Fabbri: “Non vorrei che si ripetesse la brutta storia degli studi che il Comune di Cagli doveva eseguire a contorno della perforazione del pozzo Burano, dei quali dopo oltre 20 anni non si trova traccia”.