Terre Roveresche, nuova piattaforma di sanità sociale

Una nuova piattaforma di sanità sociale. Il commissario prefettizio del Comune di Terre Roveresche Marisa Amabile ha sottoscritto il protocollo d’intesa con la cooperativa sociale Art. 32 “per integrare i servizi e le prestazioni sanitarie che oggi non sono più efficacemente garantite dal Sistema Sanitario Regionale nel territorio e per la realizzazione di una nuova piattaforma di sanità sociale in considerazione che una deliberazione in tale direttiva era stata approvata dal consiglio dell’Unione Roveresca il 19 febbraio 2016”  Il documento sottolinea che “la Regione Marche, con le delibere nr. 735/2013 e 139/2016, ha disposto la trasformazione degli ospedali di Fossombrone, Cagli e Sassocorvaro nei cosiddetti ospedali di comunità, con soppressione dei servizi ospedalieri e la trasformazione dei Punti di Primo Intervento in PAT – Punti di Assistenza Territoriale; contemporaneamente, con DGR nr. 920/2013, è stata disposta la riorganizzazione delle POTES sul territorio e, con DGR nr. 1345/2013, la riorganizzazione delle reti cliniche, con generalizzata centralizzazione dei servizi principali nelle strutture ospedaliere dell’Azienda Ospedali Riuniti Marche Nord. La provincia di Pesaro e Urbino ha ora una dotazione di 2,6 posti letto ospedalieri su 1000 abitanti, contro una media nazionale di 3,7 e addirittura di 4,6 posti letto della provincia di Ancona”. Viene rimarcato che “allo stato attuale, il sistema non risponde alle reali necessità del territorio della provincia, in particolare: non riesce a garantire i tempi minimi previsti per legge per il servizio di emergenza-urgenza; né ad assicurare il livello minimo di servizi sanitari necessari. Si riscontra altresì carenza di attività di prevenzione primaria”. Gli atti regionali hanno prodotto “la generalizzata riduzione dei servizi ospedalieri, di emergenza e territoriali, nonché una evidente disequità fra i territori interni e quello costiero”.  L’implementazione degli ospedali di comunità “prevedendo l’integrazione all’interno di tali strutture dei medici di medicina generale e dei pediatri in libera scelta, anche con funzioni di assistenza in emergenza nel Punto di Assistenza Territoriale, produrrà l’ulteriore impoverimento dei territori interni, con la riduzione degli ambulatori medici dislocati sul territorio. Le liste d’attesa per le prestazioni diagnostiche ambulatoriali risultano fuori controllo e la situazione si è recentemente aggravata in seguito al pensionamento e/o trasferimento e mancata sostituzione di professionisti e personale sanitario. La carenza di servizi sanitari determina il pesante fenomeno della mobilità passiva extraregionale che determina ingenti costi sociali per i pazienti e le famiglie e produce ulteriore disequità legata alle disponibilità economiche individuali. Si registrano gravi carenze anche nei servizi di assistenza domiciliare”.