Il Metauro, dalla poesia al rifiuto

“O del grand’Apennino

figlio picciolo sì ma glorioso,

e di nome più chiaro assai che d’onde;      

fugace peregrino

a queste tue cortesi amiche sponde

per sicurezza vengo e per riposo”.

Così scriveva Torquato Tasso, ma della sicurezza e del riposo non c’è più traccia.

Da qualche settimana si è aperta la pesca sportiva e di pesci se ne vedono ben pochi. Non è raro invece trovare dei rifiuti a galla o, nel peggiore dei casi, a fondo nelle acque del nostro fiume. In uno degli scorci più caratteristici di Urbania, quello sottostante il Ponte dei Cocci, è stato ritrovato perfino un contenitore di bevande alla spina. I pescatori durantini hanno denunciato subito l’accaduto nel web suscitando varie reazioni da parte degli utenti urbaniesi collegati al sito facebook. Il cosiddetto “fusto” è stato successivamente rimosso dalle acque del Metauro da parte dei pescatori.

Se qualche anno fa all’amo abboccavano solo pesci tipici della zona, oggi i pescatori possono aspettarsi di tutto, da vecchie scarpe, bottiglie di vetro o addirittura sacchi della spazzatura.

I pesci si rilasciano nel fiume, ma i rifiuti è meglio riciclarli.