Disoccupazione nella provincia di Pesaro-Urbino, per la prima volta il dato supera la media nazionale

“La prima rielaborazione dei dati Istat 2016 sul lavoro in provincia di Pesaro Urbino ci consegna un territorio in profonda sofferenza, con un tasso di disoccupazione pari al 12,5%, per la prima volta superiore al dato nazionale dell’ 11,7%”, spiega Simona Ricci della Cgil Pesaro Urbino

Nella provincia di Pesaro Urbino il tasso di disoccupazione supera per la prima volta la media nazionale.
“La prima rielaborazione dei dati Istat 2016 sul lavoro in provincia di Pesaro Urbino ci consegna un territorio in profonda sofferenza, con un tasso di disoccupazione pari al 12,5%, per la prima volta superiore al dato nazionale dell’ 11,7% e superiore a quello regionale di quasi due punti (le Marche sono al 10,6%) e un numero di disoccupati che supera la soglia ‘psicologica’ dei 20.000, (esattamente 20.053, 1760 in più rispetto al 2015 e ben il 175% in più rispetto al 2010, quando erano poco più di 7000). Il dato – spiega Simona Ricci – è in controtendenza rispetto alla media nazionale, dove i disoccupati calano dello 0,7% e molto diverso dai territori del Nord Ovest, del Nord Est e del Centro dove il numero di disoccupati cala rispettivamente del 5,1%, 5,7% e del 1,8%. Sempre più a Sud, sempre più precari, sempre più senza lavoro. Nelle Marche i disoccupati tra il 2015 e il 2016 aumentano del 6,5%, a Pesaro del 9,7%, solo Ascoli Piceno fa peggio di noi con un più 38,1%, per Ancona e Fermo i disoccupati diminuiscono rispettivamente del 1,6% e del 14,4% e per Macerata, al contrario, aumentano del 1,4%. Gli occupati nel 2016 erano 140.529, un misero più 0,4% rispetto al 2015, un aumento che è pari ad un terzo del dato nazionale (+ 1,3%), appena 550 posti di lavoro in più. La differenza la fa il lavoro autonomo: infatti i lavoratori dipendenti tra il 2015 e il 2016 per la prima volta dal 2016 tornano a crescere di poco più di 3900 unità (+3,8%) passando da 102.185 a 106.044) mentre crollano i lavoratori autonomi del 8,8% passando da 37.797 a 34.485, con 3312 occupati in meno. Il segnale, per il lavoro dipendente, è sicuramente positivo ma non sufficiente. Il gap degli ultimi 6 anni da recuperare è davvero grande e la ‘ripresina’ non basta. Nelle Marche l’occupazione complessiva diminuisce dello 0,8%. Una Regione, quindi, che davvero pare non farcela più. La provincia di Pesaro, tra il 2010 e il 2016 ha perso 15.000 occupati, tre volte la media regionale (– 9,6% a fronte di un – 3,6% delle Marche, a fronte di un dato nazionale, tra lavoratori dipendenti e autonomi che cresce nel periodo considerato dell’1%). Diminuiscono gli inattivi del 5% tra il 2015/16, quindi aumenta la partecipazione al mercato del lavoro delle persone che, però, un lavoro non riescono più a trovarlo, tanto meno un lavoro dignitoso e stabile. Ricordiamo che ai fini Istat per poter essere considerati occupati basta aver lavorato almeno un’ora nella settimana antecedente al rilevamento, appena un’ora, quindi basta un voucher, uno di quel milione e mezzo di voucher venduti a livello provinciale nel 2016. Un territorio – prosegue – insomma, che continua a perdere terreno rispetto ad altre province e che, nonostante una lieve ripresa in alcuni settori, non riesce a riassorbire quella massa enorme di disoccupati e di occupati precari. Nelle prossime settimane, riservandoci di fare un’analisi più dettagliata e analitica, vorremmo confrontarci anche unitariamente, con le istituzioni locali e le altre parti sociali. Primo appuntamento la prossima settimana al tavolo per il lavoro e lo sviluppo di Pesaro. C’è molto su cui riflettere ma è tempo di agire. Subito”, conclude la Ricci.

Comunicato stampa - Cgil Pesaro Urbino