Apecchio, “Ridiamo vita al Mappamondo della Pace”

salus

Ubicato nel Comune di Apecchio, è entrato nel Guinness dei primati. L’input di Massimiliano, figlio dell’ideatore Orfeo Bartolucci, a ridare vita a una storica opera “Invito associazioni o enti a prenderlo in tutela, sarebbe una carta unica in prospettiva turistica”

E’ stato oggetto di migliaia di visite, di pagine di rotocalchi, di programmi televisivi. Fiumi d’inchiostro hanno decantato le virtù di Orfeo Bartolucci, in grado da solo, di ideare e realizzare il “Mappamondo della Pace”, un’opera unica sulle cime del nostro Appennino. Ma come succede spesso, purtroppo, passa il tempo, cala l’entusiasmo, viene a meno l’artista e l’opera finisce nel dimenticatoio. “Sarebbe importante – spiega Massimiliano Bartolucci, figlio del compianto Orfeo -che qualche ente o associazione, lo prenda in tutela per permettere nuovamente al pubblico di visitarlo.  Si parla tanto di incrementare il turismo nell’entroterra e un’opera unica nel suo genere, che testimonia la creatività marchigiana, viene lasciata lì a morire. Occorrono fondi per i lavori urgenti al Mappamondo, per risistemare la zona, per i nuovi permessi. Occorrono proposte concrete e determinanti da parte di tutti coloro che lo hanno a cuore”.

L’idea dell’opera venne a Orfeo Bartolucci (classe 1924) di Colombara di Apecchio quando seppe che negli Usa era stato costruito il Mappamondo del Massachusetts di un diametro di 8,50 metri. “Perché non farlo uno più grande?”. L’interrogativo che si pose lo materializzò in cinque anni di lavoro, studiando di notte la geografia, meridiani e paralleli, e di giorno lavorando a una specie di Pagoda. Il tutto mantenendo il massimo riserbo. Nella primavera dell’88 svelò a tutti il contenuto di quella che ormai veniva chiamata la ‘Pagoda dei Misteri’. Nella sua interezza apparse l’enorme globo: 10 metri di diametro con tanto di meccanismo che gli permetteva di compere un giro su se stesso in 24 ore, milioni di martellate, quintali di travi, assi, colla, chiodi e altro, tutto minuziosamente calcolato e costruito. Il mappamondo di Orfeo aveva battuto quello americano, si era realizzato il sogno ed entrò di diritto nel famoso libro (il più letto di ogni tempo) dei Guinness dei primati. Il “Mappamondo della Pace”, così chiamato dal suo costruttore, in segno di fratellanza e amicizia tra popoli, fu inaugurato il 29 maggio del 1988, alla presenza di diversi rappresentanti delle istituzioni, giunti non solo dalla nostra regione. Orfeo Bartolucci fu insignito del prestigioso riconoscimento di Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana.

Il mappamondo fu oggetto di tesi universitarie, di libri, di interessamento dei media nazionali, di centomila visitatori nei primi due anni (lo testimoniano le firme nei registri). Al suo interno (può contenere 600 persone) Orfeo costruì una grande sala con i disegni di tutte le nazioni del mondo. “Tante scolaresche, da tutt’Italia sono venute a vederlo e studiare – aggiunge Massimiliano – diamo la possibilità alle nuove generazioni di visitarlo ancora!”. Proprio quando stava scrivendo in un libro di memorie l’ultimo capitolo della sua vita, Orfeo, un giovedì del 20 gennaio del 2011 lasciò il suo e questo mondo. Restò la sua opera, il suo messaggio di pace, e non è giusto come chiede il figlio Massimiliano e altri che, tutto vada nel dimenticatoio. C’è bisogno di manutenzione e di lavoro, il mappamondo, il simbolo di pace, ha bisogno di aiuto.