Fossombrone, fa discutere la settimana corta a scuola

Michele Chiarabilli ex vice sindaco di Fossombrone

“Fa discutere la decisione del Consiglio di Circolo di Fossombrone – interviene l’ex vice sindaco di Fossombrone Michele Chiarabilli – di ridurre, per il prossimo anno scolastico, l’orario da 28 a 27 ore e di articolarlo dal lunedì a venerdì dalle 7,50 alle 13. Per il plesso di Calmazzo dalle 8.05 alle 13.15. Desidero portare a conoscenza del maggior numero di persone una decisione assunta con delibera n. 8 del 30.1.2017, pubblicata solo alcuni giorni fa. Il Consiglio è composto dal dirigente scolastico, dai rappresentanti dei genitori, degli insegnanti e del personale ATA. Da rilevare che la decisione è stata presa contro il parere fermo e motivato dei docenti che antepongono giustificai motivi didattici. Sembra che in via preventiva non siano stati informati i genitori”. I problemi che vanno a delinearsi “riguardano un indiscutibile affaticamento per gli scolari, che andrà ad incidere sul processo di apprendimento e avrà riflessi negativi su tutto il fronte. Gli insegnanti, da come si legge nella medesima delibera, hanno contestato con forza la nuova articolazione, ma sono stati ‘tacitati’ con il rischio di eventuali trasferimenti degli alunni in altri istituti, senza però che dalla delibera si comprendano i presupposti di tale affermazione”. Da evidenziare il parere negativo degli insegnanti “pur andando contro i propri interessi visto che a qualsiasi lavoratore potrebbe interessare di non lavorare il sabato. La preoccupazione è che gli alunni non solo non riusciranno a seguire con attenzione le lezioni, ma si ritroveranno in grosse difficoltà se volessero frequentare nel pomeriggio altre attività in particolare quelle sportive. Stessa sorte, pare, toccherà anche alla scuola media Mercantini, dove l’orario andrà dalle 8 alle 14, vale a dire sette ore da 50 minuti e un recupero pomeridiano”. Chiarabilli chiede se “quanto sta accadendo sia stato preventivamente condiviso con il Comune dopo la ‘sciagurata’ decisione di accorpare le dirigenze scolastiche con 1.300 alunni e facendo perdere anche posti di lavoro. Per non parlare del destino dei plessi di periferia”.