Ospedale, lettera aperta del sindaco di Pergola Baldelli a Ceriscioli: “Avete smantellato i servizi e invece raccontate di averli potenziati”

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Il sindaco di Pergola Francesco Baldelli ha consegnato al presidente della Regione Luca Ceriscioli, durante la sua visita di sabato all’ospedale, una lettera aperta con cui lo invita a restituire subito servizi e personale sottratti al nosocomio

“Pregiatissimo presidente Ceriscioli, la accolgo a Pergola lieto che abbia voluto accettare l’invito di visitare il nostro ospedale. Invito che le ho rivolto sin dai primi giorni della sua elezione nel 2015 e che, in più occasioni, le ho rinnovato perché potesse personalmente rendersi conto della modernità della struttura; della laboriosità e professionalità del personale medico e paramedico; della indispensabilità di un nosocomio punto di riferimento per una vasta fascia di territorio ai confini con l’Umbria e a cavallo tra le province di Pesaro e Ancona. Presidio che però negli anni ha purtroppo visto il grave depotenziamento dei suoi servizi e reparti per volontà della Regione”. Baldelli ne ripercorre le tappe. “In qualità di primo cittadino, sento dunque il dovere istituzionale e morale di renderla partecipe di alcune mie riflessioni e della gravità della situazione in cui versa l’ospedale di Pergola, scientemente e progressivamente ‘svuotato’ delle professionalità necessarie alla sua funzionalità, nonché previste per legge e dovute ai tanti cittadini che, da sempre, su questo nosocomio fanno riferimento. Le voglio pertanto illustrare la reale situazione dell’assistenza ospedaliera nel nostro territorio, senza gli infingimenti e le genuflessioni dei ciechi militanti politici, purtroppo presenti anche a Pergola, e senza le ossequiose finzioni verso la sua Presidenza dei funzionari che vorrebbero dipingere una realtà che non esiste. Orbene, il nostro nosocomio ha sempre garantito altissimi livelli di qualità delle cure, tanto da attrarre pazienti da tutta la Regione ma anche da fuori. È per questo che non si possono giustificare e si tornano a stigmatizzare le scelte compiute contro l’ospedale di Pergola, finalizzate a precostituire valutazioni e giudizi negativi nei confronti dello stesso, anche nella percezione dell’utenza, per giustificarne oggi il ridimensionamento e in futuro provvedimenti ancor più gravi e lesivi. Sarà infatti a lei noto, signor presidente, che gli ospedali non si chiudono con drastici interventi, ma attraverso un lento e progressivo depotenziamento! È stato infatti cancellato il pronto soccorso, di cui il nostro ospedale porta ancora le insegne, sostituito con un punto di primo intervento non in grado di rispondere alle emergenze né alle urgenze, ossia non in grado – come invece lo è un vero pronto soccorso – di assicurare autonomamente salvezza a titolo esemplificativo sia al paziente colpito da infarto sia alla vittima di sinistro stradale. Qualche tempo fa, poi, i suoi dirigenti della sanità hanno persino tagliato il personale del punto di primo intervento. Eppure questi dirigenti dovrebbero ben conoscere, se non altro per onorare i lauti stipendi che ricevono grazie ai tributi pagati dai cittadini, le distanze chilometriche e le strade tortuose che separano il nostro entroterra dal più vicino pronto soccorso (di Pesaro o di Urbino, in subordine di Fano recentemente depotenziato). Oggi potrebbe essere un giorno di festa per il nostro ospedale, perché lei ci presenta il dottor Francesco Vittorio Gammarota, il nuovo primario della chirurgia. Non ci sentiamo però di festeggiare alcunché se pensiamo che il primario mancava a Pergola da 4 anni e che vi giunge solo dopo che una sentenza del Tribunale Amministrativo delle Marche ha dichiarato illegittimo il provvedimento con cui sempre i suoi dirigenti ne avevano annullato la nomina. A ciò si aggiunge che, mentre i vertici Asur erano intenti a cancellare la nomina del nuovo primario, a Pergola veniva smantellata anche l’ottima equipe chirurgica di cui il nosocomio ha sempre disposto. Un’equipe composta da 6 chirurghi (oggi ne rimangono solo 3), che poteva contare sulla presenza in loco degli anestesisti rianimatori (oggi non più presenti) e che eseguiva interventi chirurgici di media complessità. Oltre 800 interventi l’anno che garantivano cure pronte e adeguate ai nostri cittadini, che evitavano la mobilità passiva verso altre regioni e che intercettavano quella attiva. Interventi chirurgici oggi purtroppo divenuti impossibili per le ragioni testé espresse! Non paghi di ciò, i suoi ‘solerti’ dirigenti della sanità hanno, anche recentemente, inviato comunicati alla stampa in cui hanno avuto l’ardire di scrivere d’aver reso ‘più efficiente’ l’ospedale di Pergola, dopo averne chiuso persino la farmacia interna e averla sostituita con una cassetta delle lettere. Perché lei possa avere piena informazione e consapevolezza di ciò che oggi sta accadendo alla sua presenza, la informo inoltre che il percorso riabilitativo esterno di alcune decine di metri, che lei inaugura in questo mese di febbraio 2017, è stato progettato e finanziato nel 1999 (ben 18 anni fa) e i lavori di sua costruzione sono iniziati nel 2001 (ossia 16 anni fa). Percorso che sarà utilizzato dal locale reparto di riabilitazione ridotto a soli 3 medici, in luogo dei 5 previsti dalla pianta organica. Senza contare poi che i 3 medici rimasti vengono chiamati a prestare servizio anche a Fossombrone e a Fano. In questi anni sono stati depotenziati anche i servizi di radiologia e laboratorio analisi. Persino l’inaugurazione, nel reparto di medicina, delle 2 postazioni di respirazione assistita nasconde non un traguardo ma una sconfitta per la sanità regionale. I suoi dirigenti della sanità si sono infatti dimenticati di informarLa che quelle postazioni sono frutto dello smantellamento di 2 posti letto di terapia intensiva (del valore di oltre 100mila euro), donati dai Pergolesi alla sanità regionale perché la chirurgia potesse tornare ad eseguire quegli interventi di media complessità da sempre effettuati presso il nostro ospedale coi dottori Marasco, Verzelli, Piazzai e le loro equipe. Posti letto di terapia intensiva che avrebbero potuto e potrebbero salvare tante vite se fossero utilizzati secondo la loro originaria destinazione. Sono sicuro, dunque, che da queste parole e da queste informazioni lei saprà cogliere spunti di riflessione e saprà impartire, quale assessore alla sanità della Regione oltre che suo presidente, le giuste direttive ai suoi funzionari, in maniera tempestiva e non più prorogabile. Sono pertanto a chiederle l’immediata restituzione dei servizi e del personale, sottratti dai suoi dirigenti al nostro ospedale, a partire dalla riattivazione del pronto soccorso, dalla presenza di anestesista in loco e alla reintegrazione della equipe chirurgica, per restituirgli quella funzionalità senza la quale l’Asur ne decreterà la riconversione. Il nostro ospedale deve tornare ad essere vero presidio di salute pubblica; certezza per i cittadini di poter continuare ad abitare, assieme ai propri figli, in questi territori; riconoscimento di pari dignità e di pari diritti agli abitanti dell’entroterra rispetto ai residenti della costa e a quelli della vicina provincia di Ancona. Se la sua presenza di oggi rimarrà invece senza frutti, se non verrà compresa l’esigenza di tutelare il diritto alla salute (anche in queste terre dalla complessa orografia e dall’obsoleto assetto viario), allora i cittadini e le istituzioni locali percepiranno la sua visita come l’ennesima passerella, una passerella che danneggerà irrimediabilmente la credibilità della figura istituzionale che lei rappresenta. Ma così non può e non deve essere, perché i sacrifici dei nostri avi e dei nostri genitori, che previdenti ci hanno lasciato un servizio sanitario efficiente, non possono andare perduti per scelte miopi, compiute da una politica lontana anni luce dai reali bisogni dei cittadini. Signor presidente, non tradisca, anche lei, quel poco di fiducia che rimane fra le nostre popolazioni verso la politica e le istituzioni!”.