Non vedo l’ora che sia San Valentino

Oltre a dividere il mese di febbraio in due parti uguali, a meno che non sia l’anno bisestile, il giorno di San Valentino vede dividersi il mondo in due grandi schieramenti: chi ama festeggiare questo giorno e chi invece lo detesta.

E non è detto che ad aspettare ansiosamente San Valentino siano le persone fidanzate, così come non è vero che a detestarlo siano proprio quelle single.

Molte volte succede il contrario.

Chi non ha un partner vorrebbe averlo almeno per San Valentino, chi ce l’ha invece vorrebbe non averlo proprio in quel giorno.

Il 14 febbraio è un Natale posticipato, la festa dei regali, il giorno delle file in gioielleria o in profumeria, delle chiamate ossessive a ristoranti esclusivi, dei fiori che finiscono a metà pomeriggio o la semplice giornata in cui si smette la dieta per mangiare scatole di cioccolatini a forma di cuore.

Se qualche anno fa ci si accorgeva dell’arrivo di San Valentino dalle vetrine dei negozi, dai banconi del bar o dalle pubblicità in televisione, oggi basta accedere nel più comune dei social network.

Verso l’ora di cena e fino a mezzanotte inoltrata scatta la gara a chi è più innamorato, a chi ha ricevuto più rose rosse, a chi ha postato la canzone più dolce, a chi ha guardato il film più romantico, a chi ha passato più tempo insieme alla propria dolce metà, a chi ha speso di più o, nel peggiore dei casi, a chi ha cercato di snobbare di più questa festa pubblicando una foto con il proprio ragazzo/a dicendo di amarlo/a tutti i giorni e non solo a San Valentino, autoconvincendosi di non essere patetico come chi invece fa di tutto per mettersi in mostra.

Il 15 febbraio poi si ritorna a litigare. Come a Natale ci si ricorda di essere più buoni, a San Valentino ci si ricorda di essere più innamorati o almeno di volerlo essere, di farlo sembrare, di farlo vedere ma, ben più importante, di farlo sapere agli altri.