Open Day: il senso del disorientamento

Lunedì 6 febbraio migliaia di giovani studenti affideranno il proprio futuro, selezionandolo in una pagina online come fosse un video di Youtube, alla scuola superiore in cui andranno ad iscriversi. 

Infatti è fissata proprio per questa data la scadenza dell’iscrizione alla scuola secondaria di secondo grado.

                                   Scegliere la scuola superiore è forse la prima grande decisione di un ragazzo ancora in formazione, è impossibile sapere cosa fare della propria vita a soli quattordici anni, quando ancora non si è scelto nemmeno quale sport praticare.

Da anni ormai la bussola per trovare il percorso è l’Open day, giornate dedicate a futuri studenti che girovagano per la scuola guidati da professori  convinti o obbligati a pubblicizzare il proprio istituto.

Ti è piaciuta la scuola?” “Si”, “Cosa ti ha colpito?” “Tutto”.

Dopo mesi di open day accavallati tra di loro, scuole superiori che investono il budget di un anno sul buffet e bidelli che puliscono come forsennati, le future matricole sono ancora più confuse di prima. Tra una pizzetta al pomodoro e l’odore nauseante di detergente per i vetri, gli studenti sono costretti a sacrificare un sabato pomeriggio in compagnia di persone che non hanno mai visto prima.

Se la scuola superiore riuscisse ad iscrivere un quarto delle persone presenti agli open day, genitori inclusi, non ci sarebbe più il problema dei professori disoccupati. Mamme attente che prendono appunti, fanno domande ai professori e cercano di non far copiare ad altrettante madri competitive, padri che si fingono laureati a seconda del laboratorio in cui si trovano, fratellini che svaligiano le macchinette automatiche e nonne che chiedono ai collaboratori scolastici che prodotti utilizzano per pulire i pavimenti. I diretti interessati invece se ne stanno all’ultimo banco, vergognandosi delle richieste assurde dei propri familiari e seduti vicino ad altrettanti ragazzini spaesati.

Tutto ciò che si vede all’Open day si vede una volta sola, professori gentili e disponibili che lasciano la parola ad alunni che sperano di poter recuperare la materia, esperimenti scientifici mai riusciti perché provati la mattina stessa, interrogazioni fac-simile senza voto e con possibilità di dialogo. Ogni scuola cerca di attirare più iscritti possibili, di mostrare ciò che realmente non è e di farsi pubblicità sminuendo altri istituti. Ogni scuola è diversa dalle altre, ogni classe è differente dalle altre sezioni di uno stesso istituto, come ogni alunno è diverso dal proprio compagno di banco.

Ciò che conta è la scelta in sé, di saper andare contro corrente, di iscriversi indifferentemente da dove andrà l’amico, il vicino di casa o il figlio dell’amica dei tuoi genitori. La scuola cerca di gestire le classi, di equilibrare i numeri, di riempire i banchi delle aule.

I registri possono essere gestiti, ma i ragazzi devono essere guidati.