“L’agonia del Metauro colpa dei nostri politici”

La denuncia del geologo Giampaolo Baldelli sullo stato del fiume

Un excursus sulle vicende che hanno interessato le falde negli ultimi 40 anniOra si sta liberando l’invaso di Tavernelle. Solo un palliativo che risolve il problema della crisi idrica nei mesi siccitosi”

img_0852L’agonia del Metauro nei mesi estivi dura da quarant’anni – commenta il geologo Giampaolo Baldelli – da quando la città di Pesaro si è accorta che le sue falde non erano più potabili. I politici pesaresi, che hanno sempre considerato la valle del Metauro come terra di conquista, hanno deciso di appropriarsi delle acque del Metauro”. Il progetto proseguì con “la costruzione del potabilizzatore a fianco del convento di San Francesco in Rovereto di Saltara, senza tener conto del valore paesaggistico e storico del luogo. Si realizzò una condotta che doveva essere provvisoria da Saltara a Pesaro. L’impegno della Regione Marche prevedeva immediato il Piano Regolatore Generale degli Acquedotti che ancora deve essere predisposto”. Negli anni Ottanta “la falda freatica di Fano, sebbene ricchissima di acqua dolce, andò in crisi dal punto di vista qualitativo per i concimi chimici, usati in modo indiscriminato in concomitanza alla produzione estensiva del cavolfiore. Con molta fantasia, approfittando del Fio 85 anche Fano contribuì a penalimetauro-foto-depocazzare il Metauro con il raddoppio del potabilizzatore di San Francesco per un’erogazione pari a 200 litri al secondo. E così si arrivò ad emungere le acque del Metauro per un totale di 600 litri al secondo dimenticando o facendo finta di dimenticare che la portata minima del fiume si riduce, nei mesi siccitosi, a valori inferiori ai 400 litri al secondo. I Comuni di Saltara, Montemaggiore al Metauro e Cartoceto con gli altri della Comunità Montana nel novembre del 1985 lanciarono per la prima volta il grido d’allarme sulla situazione idrica del Metauro. I problemi restano gli stessi. Si ricorre ad un aiutino dell’Enel con quella poca acqua disponibile nei suoi invasi non tutti liberati ancora dai detriti e dai sedimenti. Si procede anche al blitz nel pozzo del Burano sversando le sue acque oligominerali nel fosso le quali, dopo essere inquinate, vengono di nuovo potabilizzate a San Francesco. Poco si sa sulla potenzialità idrica dei pozzi di Sant’Anna e di San Lazzaro di recente escavazione. Ora si sta liberando l’invaso di Tavernelle di parte dei sedimenti dopo che era stato asportato parte del materiale solido dell’invaso di San Lazzaro. Queste ultime operazioni sono solo dei palliativi che risolvono il problema della crisi idrica del Metauro nei mesi siccitosi. L’ecosistema fluviale non ha acqua a sufficienza per dissetare le due città costiere. Pesaro è addirittura fuori del bacino idrografico del Metauro e dovrebbe approvvigionarsi altrove, mentre Fano ha la possibilità di sfruttare il lago di escavazione ex Icar che ha grossi quantitativi di acque dolci prive di nitrati ricaricate da una falda di subalveo del fiume e tali da dissetare tutta Fano e le sue frazioni. Sta di fatto che gli ultimi 30 km del fiume diventano poco più che una fogna a cielo aperto dove confluiscono le acque reflue dei vari depuratori pubblici e privati non sempre a norma. Il cattivo stato di salute del nostro fiume è la conseguenza di un vero disastro ambientale perpetuato da quanti hanno operato e tuttora operano nel decidere le sorti del più importante corso d’acqua delle Marche”.

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